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lunedì 18 novembre 2013

IL PAESE REALE

Ogni giorno da anni, appena sveglio, leggo il giornale, anzi i giornali. Scruto tutte le prime pagine dei quotidiani nazionali e un buon numero di quelli locali, leggo i principali siti di informazione politica italiana ed estera, i blogger che più mi aggradano, e provo a comprendere quanto accade attraverso studi specialistici e approfondimento bibliografico. Negli ultimi tempi, però, non ho avuto internet: si è spaccato lo schermo dello smartphone e confesso di essere stato troppo pigro per raggiungere l’edicola vicino a casa o per andare in qualche biblioteca comunale. In compenso ho letto molti libri, ho conosciuto molte persone e mi sono accorto che il mondo è quello che succede al di fuori del tuo smartphone.

Ho letto meno news e meno approfondimenti economici. Per quanto riguarda le novità culturali ho fatto fede all’inserto domenicale del Sole24Ore e all’inserto del sabato del Manifesto. Non ho seguito affatto le beghe politiche, o per meglio dire partitiche. Quando sono tornato per qualche giorno a casa dei miei, sono stato esposto all’informazione prodotta da televisione, riviste politiche, internet e tutti i tipi di media. Non ho letto libri. Quanto ho constatato è che il centro destra si è spaccato per poi, presumibilmente, riunirsi nuovamente o chissà. Nel Partito Democratico si è infittito il dibattito interno. Ciò è avvenuto sui giornali, ma non tramite il confronto diretto fra candidati. Dalle prossime primarie emergerà lo scontro fra leaderismo e apparato e ancora tra il conflitto determinato dalla differenza tra “spazio politico” e “soggetto politico”. A proposito di Matteo Renzi, c’è una massima di Nicolas Gomez Davila che calza a pennello: “la personalità non è un fine realizzabile ma ciò che risulta da un fine realizzato”. Infine l’idealismo di Vendola è crollato: è emersa la figura pragmatica del governatore pugliese sottomesso alle logiche produttive e alle relazioni che le istituzioni devono sostenere con gli imprenditori locali.


Mi sono chiesto che cosa rappresenti la partecipazione politica attiva, che per fortuna non si riduce al dibattito interno nei partiti.  Quando mancano i mezzi di informazione, vuoi vedere con i tuoi occhi ciò che accade attorno a te. Per farlo devi scendere in piazza. Mi sono reso conto che oggi sia poco credibile la democrazia rappresentativa perché l’attuale sistema politico non tiene conto del reale disagio che porta la gente al voto. Il 19 ottobre a Roma ho visto  poveri, immigrati, sfrattati e ‘alternative di sistema’ scendere in strada per rivendicare le basi per una società più civile: reddito di cittadinanza e un’abitazione sicura. 

Lo scorso sabato ho capito meglio il ruolo dei moti di piazza nel nostro Paese. Ho visto tanta gente invadere Napoli per protestare nei confronti del disastro ambientale. In queste manifestazioni non c’erano le bandiere né del centro-destra né del centro-sinistra. Quelle bandiere devono essere sventolare con vigore: non bisogna rapportarle a una base elettorale ben precisa, ai partiti di chi fa parte dell'estabishment. Chi sventola quelle bandiere non ha un’affiliazione politica perché non ha voce nell’attuale sistema politico italiano. Credo che la vera politica sia questa. I partiti dovranno guardare la realtà, guardare dalla finestra e trovare il coraggio di scendere in strada. Non per strumentalizzare la piazza ma semplicemente per osservare, ricevere e programmare le necessità degli ultimi, che oggi rappresentano la maggioranza e il Paese reale. 

Marco Mastrandrea

sabato 5 ottobre 2013

Gli smemorati.

Eppure servirebbe un po’ di memoria. Non una grande memoria. Giusto un pizzico. Quel tanto che basta per dire al presidente del Consiglio che commenta “un grande” quando “quello lì” (per dirla alla Marco Di Caprio) che ha salvato il governo dal baratro è lo stesso che l’ha messo in crisi sulla questione IVA. L’aumento dell’Iva previsto e concordato dalla maggioranza di cui sempre quello lì ha fatto parte nella precedente legislatura. E per quello lì, c’è bisogno ancora di memoria: toglie l’Ici, vota a favore dell’Imu, fa il pazzo se non si cancella l’Imu sulla prima casa. Ma di quello lì, ne siamo tutti stufi.
Eppure servirebbe un po’ di memoria, potrebbe salvare vite umane. Con un pugno di coerenza dopo la commozione di fronte alla morte di più di 200 migranti chiederemmo l’abrogazione della legge Bossi-Fini. E nessuno accetterebbe il lutto nazionale per i morti in una tragedia dove i sopravvissuti sono indagati per immigrazione clandestina. E chi apprezzerebbe una dichiarazione del genere del presidente Letta: "I morti di Lampedusa da oggi sono cittadini italiani" quando per legge, i vivi sono colpevoli del reato di “clandestinità”?
Ma è noto che siamo un popolo di smemorati. Se avessimo soltanto un pizzico di memoria, forse, avremmo spento da tempo le tivvù, forse, qualche piazza si sarebbe riempita con dignità e forse dopo il pianto saremmo passati all’azione.
Marco Mastrandrea.