giovedì 25 aprile 2013

25 Aprile: il perché dovremmo copiare un’idea ai francesi. Liberazione al cubo, di Miriam Di Carlo




Per chi non lo sapesse, esiste un’associazione francese ben strutturata e radicata chiamata “Front de libération des nains de jardin”. Traduzione: “Fronte di liberazione dei nani da giardino”. Scopo dell’associazione è preservare la libertà dei nani da giardino, rubandoli nelle ore notturne nei vari giardini di città e paesi, cui consegue una degna liberazione. Dove? Non si sa. Forse nel bosco. Quale? Non si sa. Ma non vi ponete troppe domande, ultimamente chi se le pone viene bacchettato come impuro.

Innanzitutto io copierei l’idea modificando leggermente: Fronte di liberazione DAI (e non DEI[1]) nani da giardino. In fin dei conti quanti nani hanno tempestato la storia della nostra Italia, e continuano (sebbene capigliature voluminose che falsano la reale statura[2]) a caratterizzare la nostra storia?
La prima liberazione è quella che si celebra oggi, 25 aprile: liberazione dal movimento fondato dal primo nano che ha fatto casini nella nostra storia, Benito. Che sopravvive non solo come profilo scolpito nel Monte Pietralata nella Gola del Furlo (al pari del Monte Rushmore), ma anche in tutti quei Benito che si ritrovano piazzati questo nome sulla carta d’identità. E alcuni nella mentalità. Eh già.
La seconda liberazione dovrebbe essere quella verso un secondo nano, che ha caratterizzato un periodo mediatico basato sulla televisione, al pari di Benito con la radio: egli è niente meno che Quello-Lì. Un grande, guardate, è un grande: è riuscito a entrare per bene nella mentalità di certi soggetti asserviti supini ancora a quel nome[3]. Alcuni giornalisti di fama ormai affermata hanno fatto, della lotta al soggetto, la loro bandiera e si sono imposti come grandi partigiani del fronte di liberazione dai nani di Arcore con la conseguenza che il loro mestiere di giornalista si fonda su una dicotomia intrinseca: trovare sempre il nemico per sopravvivere e così poter far sentire la propria voce. Bene la seconda liberazione non può avvenire, per il semplice fatto che c’è un terzo nano (dalla folta capigliatura new age) che intralcia il tutto, sebbene dica che non è così. Questo nuovo nano (che chiameremo fanculolo) appunto, in virtù del suo nome, manda  a cagare tutti. Indi per cui ecco lo schema base[4].


OBIETTIVO: Risollevare l’Italia dalla crisi. Punti fondamentali da far passare ecc…, tutta la solfa che ascoltiamo/leggiamo almeno 3 volte al giorno.


                             Per arrivare a questo obiettivo serve un Governo che vari LEGGI.


Questo Governo deve avere la maggioranza altrimenti non si può costituire e non può legiferare (ovvero ANDARE AVANTI, ovvero RAGGIUNGERE l’OBIETTIVO)

Per avere la maggioranza si può appoggiare fondamentalmente a due forze politiche                                 

- M5S: Con cui ha cercato perché rispecchia in molti punti lo stesso programma del Pd e sembra poter convergere in alcune idee con cui è nato.

- PDL: che è l’anticristo per il PD,   rappresenta la macchia che ha   caratterizzato il periodo precedente a questo e  ha decretato la crisi dell’Italia                                                                    

Il M5S non vuole dialogare, non vuole dare la maggioranza perché c'è fanculolo che dice appunto fanculo. Quindi visto che PDL e PD ideologicamente sono inconciliabili non si crea maggioranza: PARALISI.

Il PD ora è obbligato a cercare dialogo con il secondo nano (PdL) perché, se non si crea maggioranza non si raggiunge l’OBIETTIVO.

Indi per cui solo per il bene del paese e arrivare all’obiettivo per il bene di tutti, il PD si sta suicidando, con lui Letta e tutti i suoi lettini ma preservando un nome intonso che non si è macchiato più di tanto le mani: Matteo Renzi. Quindi carissimi, stiamo assistendo al primo suicidio ideologico della storia dato da:
A)     Un Movimento che fa finta di aiutare ma tira la corda e ci manda tutti in paralisi solo perché fanculolo ripete il suo mantra.
B)      Una necessità di aiutare il paese con una maggioranza che si crea solo per motivi di servizio. Il PdL è il solo interlocutore e chiederà una posta tanto alta quanto la miriade di cavolate demagogiche che sono state scritte in questi giorni.

Nasce oggi 25 aprile 2013 il Fronte di liberazione dAi nani dal giardino-Italia. Non CLN ma FlNgI e vai sull’Aventino.

Miriam Di Carlo





[1] Così non rischiamo nemmeno beghe per i diritti d’autore. Ma tanto che ci importa, tra pochi anni neanche quelli serviranno più.
[2] Cfr. Grillo.
[3] Testimonianza diretta: ieri passando davanti al bar sotto casa un gruppo di anziani signori discutevano di politica (ormai siamo tutti politologi, anche noi). Ad un certo punto uno zittisce tutti urlando “Basta, Viva Berlusconi”. Tiè, beccate questo e porta a casa. Amara tristezza.
Testimonianza indiretta: tutti in casa, dico tutti,  abbiamo un frutto inconscio del berlusconismo. Che sia un oggetto, un soggetto, un pensiero. Purtroppo è entrato nelle case e al pari di Benito, vi rimarrà per sempre. In quelle labbra rifatte, in quella smania di successo, in  quella comicità becera fondata sulla barzelletta e il doppio senso. Si chiama italiano-medio di ritorno. 
[4] Mi scusino i lettori per l’eccessivo schematismo della questione. Ossequi. 

mercoledì 24 aprile 2013

La spada di Damocle: riflessioni su Letta a Palazzo Chigi.

Enrico Letta a palazzo Chigi: lo dico con grande franchezza, non me lo sarei mai aspettato. Non per la sua età: a 46 anni sarà il secondo presidente del Consiglio più giovane della storia Repubblicana (il più giovane, a 43 anni, è stato Giovanni Goria). Ma perché, seppure figura di primo piano, negli ultimi cinque anni è stato all'ombra del segretario Bersani. Ricordo che si candidò alle primarie contro Veltroni nel 2007, strappando un modesto 11 % di consensi. 


Il legame di parentela - è nipote di Gianni Letta, il consigliere principale di Quello-lì - non è stata condizione necessaria né sufficiente per l'affermazione di Enrico; quando suo zio, laureato in giurisprudenza ed ex-giornalista, è entrato in politica l'attuale premier incaricato era già stato membro del governo Ciampi come sottosegretario.  

Per il suo ruolo di moderato nel Pd, non poteva essere scelto un altro personaggio per il prosieguo dell'attività del Governo Monti. La posizione politica di Letta non è molto distante da quelle da Scelta Civica, partito fondato da Monti in occasione delle scorse elezioni politiche. 

Non posso dare torto a Grillo però, che ha detto: Enrico e Gianni sono un'unica famiglia. Il guru del Movimento ha enfatizzato il legame di parentela tra i due. E' anche vero però che l'appartenenza alla stessa famiglia non implica le stesse idee politiche: anche io ho familiari di idee politiche molto diverse e, anche se loro facessero i parlamentari o i sottosegretari, non li appoggerei per essere coerente con me stesso. 

In questo caso si è detto che l'alleanza era indispensabile per le sorti del Paese: premettendo quindi l'interesse collettivo a quello individuale, Enrico Letta avrebbe fatto una scelta per il bene del Paese. La sua posizione di vicinanza con suo zio, stratega del Pdl, può mettere d'accordo i due partiti principali, pronti a confluire in questa nuova esperienza di governo. Pd e Pdl, in questo abbraccio, saranno vincolati in una morsa costituita tra parenti-serpenti. 

Il ruolo del serpente sarà sicuramente del Pdl, che sfrutterà la favorevole congiuntura per accrescere i propri consensi, proprio come è accaduto quando, dimentico della difficile situazione economica, il Cavaliere ha staccato la spina al Governo Monti. 

Ancora una volta il Joker di Gotham City, cioè Quello lì, ha sotto controllo le istituzioni politiche in Italia. E' per questo che  ed è per questo che ha ricevuto il plauso dei suoi quando ha mostrato il suo raggiante sorriso dopo la rielezione di Napolitano. Ha fatto tutto lui: ha fatto rieleggere Napolitano alla Presidenza, ha affossato la candidatura di Renzi al Governo, preferendo Amato o il nipote del suo mentore Gianni, ha deciso che non punterà più al voto, ha messo a tacere i falchi nel suo partito, ha imposto un governo politico e non tecnico. Sempre e solo lui. 

Buona parte del Pd è convinta che l'alleanza con Quello-lì sarà l'unico modo per uscire dalla crisi economica e politica. E' incredibile: è stato proprio l'uomo di Arcore a non prendere provvedimenti nel novembre del 2011, portando lo spread a quota 576 e i tassi d'interesse sui titoli a quota 6 %. Ha poi abbandonato il governo Monti, quando era in procinto di altre importanti riforme in ambito economico-finanziario. 

Ma Enrico Letta ha detto di non volere accordi con Quello-lì: "Se è vero che Quello-lì è un problema grave, è una mina” che “blocca la trasformazione del Pdl” da “predillino” a “moderno partito conservatore europeo”. Letta invece ritiene un interlocutore affidabile Alfano: dimentica che il segretario del Pdl non ha mai detto neanche una parola in vita sua che non fosse stata già concordata con il burattinaio di Arcore. Spero di sbagliarmi, ma difficilmente il Pd troverà intese con il Pdl per mitigare la crisi economica in cui versa il nostro Paese. Purtroppo il Pd ha sprecato una grande occasione: votare Rodotà e rinnovare la politica. 

 Oggi Enrico Letta ha inoltre definito il Pdl molto meglio rispetto al Movimento 5 Stelle.  Secondo lui il Movimento ha solo tre obiettivi: non ripagare i debiti, uscire dall’euro e non dare la cittadinanza ai bambini immigrati nati in Italia”. Ciò che dice è cosa buona e giusta. Ma è anche vero che Quello lì non la pensa diversamente su questi temi. Il Movimento 5 Stelle purtroppo fa molte proposte che a livello finanziario potrebbero non avere la giusta copertura, anche in seguito ad eventuali tagli ai costi della politica: abolizione dell’Irap, pagamento dell’Iva solo a incasso avvenuto, sblocco immediato dei fondi che lo Stato deve agli enti e alle imprese.
 

Insomma, se le politiche del governo Monti in ambito economico sono state abbastanza decise, il Pd, ora che ha scelto la peggiore strada delle larghe intese, può solo puntare sui montiani che hanno provato a mitigare la nostra situazione economica. 

Inoltre il Pd dovrà attuare un programma snello e conciso: legge elettorale, riduzione dei costi della politica, riduzione del numero dei parlamentari, abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Tutto volto ad una maggiore giustizia sociale, per non aggravare ancora le tasche dei contribuenti. 

Last but not least, il Pd dovrà svincolarsi quanto prima dall'abbraccio mortale con Quello lì. Se tutto ciò non avverrà presto, non saranno solo i giovani del partito - che sono generazione perduta e non ritrovata, cui è stato sottratto il futuro - a ribellarsi, ma tutto il Paese. Tutti insieme contro il Pd.

Marco Di Caprio.

martedì 23 aprile 2013

Il vintage del riuso responsabile e non il vecchio che avanza. Auguri ai Giorgi.




  
La lotta degli –ismi è cominciata.

Oggi è San Giorgio ed è ironico che le due più grandi personalità di riferimento della scena politica e religiosa italiana siano appunto due Giorgi: Giorgio Napolitano e Jeorge Maria Bergoglio, per gli amici di buona volontà papa Francesco. Anzitutto, auguri ad entrambi: c’è da lottare contro alcuni draghi.
Seconda cosa sono giorni che l’-ismo ha cambiato rotta: si è passato da berlusconismo, prodismo, morettismo (tutti derivati da nomi propri di persona), girotondismo, a parole antiche, ma quanto mai attuali secondo un riuso responsabile che ha tutti i toni del vintage: carrierismo, individualismo, tatticismo. Parole che descrivono come pennellate la situazione presente, denunciata e palesata dai nostri cari Giorgi. Ma cosa è successo? Se all’inizio del ‘900 gli –ismi in voga erano impressionismo, espressionismo, esistenzialismo, surrealismo, dadaismo e chi più ne ha più ne metta, ora non c’è più quella fecondità artistica che aveva inebriato la civiltà europea, no. Si è passato da denunciare una politica basata su singole personalità che hanno invaso la scena politica quali appunto Quello-lì[1], a constatare che questa politica ha marcito fino a decretare la decomposizione della stessa politica: anche la linguistica parla di realtà contemporanea.
E’ indubbio che stiamo in un momento di paralisi. In tutto. Paralisi istituzionale, paralisi economica, paralisi politica, paralisi lavorativa e paralisi affettiva. Ma perché? Che c’è alla base di questa paralisi? Fondamentalmente la paura. E’ come se fossimo circondati da un cerchio di morte per cui “il senso di solidarietà” che ha richiamato in gioco Giorgio N. sembra essere smarrito. E’ come se ogni seggiola del Parlamento fosse una mina e in questo campo minato non si sa dove mettere i piedi e quindi si sta completamente fermi e inermi aspettando la manna dal cielo. MA non è che funziona così la vita. Se fossimo sempre imbrigliati nelle nostre paure non usciremmo mai di casa, per il timore di prenderci un raffreddore, di incontrare qualcuno, di dover fronteggiare il traffico o quanto altro. Quello che vedono i nostri cari Giorgi è una prospettiva dall’alto: per il bene di tutti bisogna collaborare: una mano lava l’altra e tutte e due lavano il viso[2]. Stop. Basta recriminazioni, tweet lacrimogeni, post allucinogeni, interviste trasversali e randellate eventuali. Insomma siamo immobilizzati da un altro –ismo: il moralismo. E alla base del moralismo c’è il giudizio verso il mondo, verso tutti che non ci permette di entrare nella solidarietà. MA potrei dire che questo moralismo ha fondato solo distruttismo che prevede il NULLA.
Per quanto riguarda il discorso di Giorgio N. anche lì abbiamo un vintage di tutto rispetto: riuso responsabile. Se poi si pensa che Giorgio N. non ha nessun ghost writer che gli scrive i discorsi, beh, caro Giorgio hai quasi 90 anni, ma ci metto la firma se dovessi arrivare come te.
Ecco, così per il termine “inciucio"[3] Napolitano al minuto 32.30 del video http://www.youtube.com/watch?v=xKfp7dO8J2Y usa una serie di sinonimi: “Il fatto che in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse è segno di una regressione.”: cioè quello che dice Giorgio è che se non si collabora per paura di disattendere l’etica e la morale (nonché il giudizio) che si sono adottati verso se stessi non si va da nessuna parte. Ma la cosa che non hanno capito ancora tutte le forze politiche in campo è che corrisponde alla morale comune e dell’intera umanità la solidarietà e l’unione per il bene collettivo. Quindi o si va avanti tutti insieme o si rimane nell’eterno campo minato che è diventato Montecitorio. Con questo non dico che bisogna prostituire i propri ideali di partito per creare unioni ibride e che risulterebbero come minotauri sproporzionati, no. Bisognerebbe solamente collaborare per risollevare un intero paese: una paese che ha votato M5S, così come Pd, così come PdL (ahimè). Ahimè perché la causa di tutto ciò risiede nel frutto più aberrante del biennio 92-94 derivato dalla paura degli italiani che perdevano certezze: il grande creatore di belle ustioni sulla pelle dei baldi prodi. Il nuovo dato da notare nel discorso di Giorgio è una forza dell’io che non ha precedenti nella storia dei discorsi dei Presidenti della Repubblica: Giorgio ha un’identità ormai riconosciuta, richiamata in causa, che ha voce in capitolo, anzi può dirigere il capitolo “ne trattò le conseguenze” .
Ecco Giorgio è come Papà Castoro a cui i tre nipotini  http://www.youtube.com/watch?v=bNeAige6S7w chiedono di raccontare una storia: e la storia dell’Italia non è quella di Cenerentola, magari. E’ quella della Bella Addormentata nel bosco che, quando si è svegliata si è resa conto di aver fatto un bel po’ di casini.

Ps. Basta a terrorismo. Un dato evidente è dato dalle Quirinarie (-> vedi articolo sulle Quirinarie): un manipolo di  pochi aderenti hanno dato l’idea di una voce da onda anomala. Così come le notizie devastanti sul nostro futuro, la banca rotta e quant’altro: un terrorismo mediatico di cui, francamente non abbiamo bisogno. Alimentano le paure e rendono il campo minato ancora più minato: per andare avanti non abbiamo bisogno di questo, grazie. Che Grillo continui a pulire casa con la bava di lumaca o sostituire il gas con l’aloe vera, ma intanto consigli un buon parrucchiere a Casaleggio, per il bene collettivo.
Miriam Di Carlo.




          


[1] I redattori hanno deciso che, d’ora innanzi non verrà più usato il nome del cavaliere ma solo diciture quali Quello-lì o Tu-sai-chi o altre parafrasi. Ci scuserete ma tale nome altisonante non riflette la caratura morale dell’individuo.
[2] Cammeo che dedico a mia nonna: donna lucidissima e che l’avrebbe data a bere a 20 giovani pischelletti.
[3] Dal punto di vista dialettologico inciucio è una parola di origine napoletana (indi per cui viene spontaneo l’interrogativo: perché usata e abusata da un genovese?) che deriverebbe dall’onomatopea ciu-ciu: simulerebbe il parlare a bassa voce. Insomma come quando spettegolate su qualcuno o dite al vostro confidente durante una  riunione importante che vi fa male la pancia e dovete correre al bagno o quando chiedete se avete qualcosa tra i denti e vi puzza il fiato. 

lunedì 22 aprile 2013

Il coraggio della rinuncia.


Sono molto deluso: non solo perché, come ha detto Grillo, è stata la casta a decidere la rielezione del Presidente in carica. Ma perché le principali fonti di informazione tacciono su quello che è successo realmente sabato. Premetto che non sono mai stato favorevole alla gestione del Movimento 5 Stelle e al linguaggio adoperato dal suo capo; ora però Grillo ha ragione a lamentarsi: il suo candidato era perfetto per il Pd. Se fosse stato eletto Rodotà, i grillini avrebbero aperto ad un governo designato dal Capo dello Stato, quasi sicuramente con il Pd. 

Napolitano ha precisato nel suo breve discorso che ha accettato l'incarico con grande senso di
responsabilità e con spirito di sacrificio. Data la difficile congiuntura economica per il nostro Paese, si è sentito il dovere di non rifiutare, anche perché non è stato trovato un candidato condiviso tra gli schieramenti. E Rodotà cos'era se non un candidato condiviso? E' vero che è stato proposto dai soli grillini durante le loro quirinarie, ma subito Sel e una parte del Pd si è mostrata a lui favorevole. Ha scritto Eugenio Scalfari sulla Repubblica di ieri 21 aprile 2013: 
Cosa avrei potuto dirgli [a Rodotà]? Gli avrei detto che non capisco perché una persona delle sue idee e della sua formazione politica, giuridica e culturale potesse diventare candidato grillino per la massima autorità della Repubblica. 
Io direi che Rodotà non è solo il candidato di Grillo, ma di un'intera sinistra italiana, che si riconosce nelle sue battaglie per maggiore giustizia sociale e per i diritti civili. Ancora Scalfari: "Mentre scrivo (è la sera di sabato) è in corso una manifestazione di grillini in piazza Montecitorio." L'editorialista del maggiore quotidiano del Paese non può essere così vago sul colore politico dei manifestanti. Io, che sono un elettore deluso del Pd, ero in piazza quel giorno. E molti con me erano elettori di Bersani, delusi per l'inciucio con il Cavaliere che ha portato alla rielezione di Napolitano. E molti erano gli esponenti di Sel e di Rifondazione comunista: la sinistra italiana, moderata e radicale, ricompattata attorno al nome di Rodotà. Un nome di garanzia anche per i cattolici e i conservatori, incline al dialogo e alla mediazione. 

Francesco Merlo scrive in un altro articolo  su Repubblica di ieri 21 aprile: 

"Qui ci sono quelli di Rifondazione, i cani sciolti, quelli che manifestano tutta la vita, e poi le organizzazioni alternative, i rivoluzionari di professione, i singoli militanti di Sel, sono i "compagni" che ogni tanto vedono arrivare un sessantotto e non vogliono perderselo: per tutti loro Rodotà è di sinistra e Napolitano è di destra. 

Ridurre gli indignados nei confronti della politica corrotta a una manciata di facinorosi estremisti significa non ascoltare il disagio sociale della gente. Vuol dire fare un'informazione che sia appendice solamente di chi ha il potere, piuttosto che cercare di cogliere la realtà della difficile situazione sociale, politica ed economica del nostro Paese. 

Io ero, come dicevo, vicino ad una Piazza Montecitorio transennata e blindata da agenti. Tanti si sono fermati davanti alle transenne a protestare, per chiedere maggiore partecipazione alla vita politica. La Piazza voleva solo che il Palazzo grigio e sordo ascoltasse il proprio lamento. Francesco Merlo scrive: 
"Ieri la piazza di Montecitorio si riempiva mano a mano che si avvicinava l'arrivo di Grillo. [...] Ed era in fondo divertimento di piazza che però con l'andar del tempo è diventato tensione perché i più facinorosi non volevano crederci che il capo non veniva". 
Io posso testimoniare invece che i manifestanti non sembravano interessati a cosa avrebbe fatto Grillo. Per fortuna il più assennato Curzio Maltese scrive nella stessa pagina di Repubblica, in un altro articolo: 
"Bersani ha finto per cinquanta giorni di volere un accordo con i grillini. Ma quando si è trattato di compiere l'atto più importante di questo inizio di legislatura, la scelta del Quirinale, di colpo si è girato dalla parte di Berlusconi [...]." 
I manifestanti protestavano contro l'inciucio tra destra e sinistra, che è abbraccio letale per il Pd. Il centro-sinistra ormai non esiste più, è scomparso, crollata sotto le macerie delle larghe intese. Mi dispiace doverlo dire ma Napolitano ha sbagliato. 

Se il Capo dello Stato - che pure è stato un uomo di sinistra - fosse stato davvero responsabile, avrebbe ascoltando la volontà di cambiamento che le nuove generazioni chiedono: avrebbe quindi consigliato Rodotà ad un Pd verso lo sbando. Avrebbe così salvato, almeno temporaneamente, il maggiore partito dalla dissoluzione e tranquillizzato gli animi in piazza. Avrebbe dato un segnale forte e chiuso il settennato in bellezza, dimostrando di non volere più accordi con l'oscuro uomo di Arcore. Insomma, la più grande responsabilità, a volte, risiede nella rinuncia piuttosto che nell'impegno.  


Marco Di Caprio.

domenica 21 aprile 2013

Napolitano chiude la Prima Repubblica come Presidente della Camera, ora chiude la Seconda come Presidente della Repubblica-bis.


Ho studiato attentamente il ruolo di Giorgio Napolitano come Presidente della Camera dei Deputati durante la XI Legislatura: una legislatura difficile, caratterizzata da scandali, tangenti, amicizie torbide, personaggi silenti che passano come bisce dietro le poltrone lasciando solamente brividi irrisolti. Se la parola abusata in questo periodo è “Responsabilità” a quel tempo era “serenità”: i deputati si scaldavano facilmente, troppo inclini a fare lo scarica-barile, ad additarsi vicendevolmente, consapevoli di essere rei davanti alle dichiarazioni di Craxi. Giorgio Napolitano riuscì a mantenere sempre un grande equilibrio all’interno della Camera, calmando le forti esternazioni di Bonino e Pannella, mitigando i toni di Sgarbi, permettendo che Craxi potesse fare mea culpa ma anche incentivasse la confessione dei peccati collettivi che non avvenne. Quello fu un momento storico, eppure tutti facevano riferimento a Napolitano e la Prima Repubblica si chiuse con un grande moderatore-cardine, che più volte richiamò l’allora Presidente del Consiglio Amato all’ordine. Poche volte fu assente e la sua coerenza, lucidità e lungimiranza si sono palesate più volte durante la Presidenza della Repubblica.

MA bisognava osare. Rodotà ora appare più una questione di principio che reale convinzione: bisognava sfruttare un’ignoranza. Quel M5S che vorrebbe fare tabula rasa del passato, falcidiando a destra e a manca, mettendo in crisi l’ordine della Costituzione, ha assunto come vessillo della propria battaglia proprio la personalità che più di tutti è garante dell’ortodossia Costituzionale. E tutto il Movimento, dai bassi ranghi fino ai vertici iperuranici eterei della Cas-Ass, si erano dimostrati a favore di una scelta che andava contro il fondamento distruttivo con cui è nato tutto questa amalgama polimorfa. Bisognava sfruttare questa ignoranza e ci saremmo sentiti più sicuri da eventuali attentatori alla Carta Costituzionale.

MA Napolitano non è il segno dell’inciucio: no. Napolitano è il simbolo di un uomo che vorrebbe garantire pace, stabilità al paese e l’ha fatto richiamandosi alla forma comunicativa che è in grado di far proseguire l’umanità: il dialogo, il confronto, l’unione per un bene comune, che trascende. Saranno felici ora i Corazzieri n°1 e n°2, sarà felice “la viva e vibrante soddisfazione” di Crozza mentre la signora Clio, che già aveva prenotato il marito per una bella vacanzuccia fatta di Burraco e passeggiate placide, ha dovuto chinare di nuovo il capo verso la grande amante di Giorgio: l’Italia. E disfa le valigie. Mannaggia, il Quirinale, con tutte quelle tappezzerie è pieno d’acari della polvere.

Infine i partiti.
I partiti che fine fanno? Non può esistere un partito di sinistra. Per il fatto che la democrazia di sinistra e l’ideologia che la caratterizza si basa sulla garanzia dell’identità di ogni individuo, non si avrà mai la compattezza supina dietro la mente o lo sponsor di uno solo. Il PdL è coeso perché tutti rispondono ad un’ideologia: Berlusconi. Il M5S è coeso perché risponde a quello che passa Grillo(*). Il Pd invece lascia tutti liberi di essere, di credere, di pensare e tutti dentro per il bene comune. Ma tra bersaniani, renziani, dalemiani, giovani turchi, cattocomunismi, ex-margherita e ex-ulivo, veltroniani sembra di stare in un grande supermercato in cui proliferano le più svariate marche di prodotti alimentari: e ora, quale scelgo? Tutti mi sembrano buoni!


*(Tra l’altro l’avete comprato il Dvd di Grillo? E’sponsorizzato sulla banda laterale del suo blog. Potete comprarlo in comodo cofanetto e i proventi verranno devoluti per un sapone biologico creato tramite il cerume e le secrezioni sebose dei migliori grillini. Anche noi potremmo sponsorizzare nostri libri sulla banda laterale e finanziare questa testata ma non lo faremo. Vogliamo stimolare il dibattito, e non il mercato personale).

                                                                                                                            Miriam Di Carlo.  

sabato 20 aprile 2013

Prosepettive del Napolitano bis e il fenomeno #tuttiaroma.


Gino Napolitano ringrazia.

Gino Napolitano ringrazia. Due fedeli sostenitori gli hanno regalato un cammeo all'interno di queste elezioni Presidenziali.
Eppure, eppure, eppure. Eppure c’eravamo andati così vicini alla svolta. Avevamo creato un ponte. Ma il ponte è stato visto nella stabilità con il passato, in Giorgio. Lo amiamo, lo stimiamo, ma troppo incline a fare un Governo delle larghe intese. Ore 16:25 Beppe Grillo pubblica il suo post-benzina sul suo blog: golpe. Poi parla di “Mobilitazione sociale” infine invoca la democrazia all'insegna populista di una grande manifestazione di massa che risponde al nuovo trend: #tuttiaroma. E alle 16:33 è già tendenza diffusa. Siamo tutti concordi sul fatto che è incomprensibile quel no a Rodotà, che bastava un gesto di umiltà e non di vittimismo, d’accordo. Ma ora questo è stato deciso, che vogliamo fare? Il movimento sociale per cosa? Per creare violenze interne? No, grazie. Vediamo cosa farà il “mio Presidente” come ha detto Grillo. Amato non è buono per il paese, ma chissà forse proprio Rodotà farà voltare lo sguardo di tutti su Palazzo Chigi. 

Miriam Di Carlo.

L'Italia peggiore.

[Per chi tifate? I due redattori a confronto. I due Pd a confronto. Face-to-face, la nuova rubrica liquida]. 
 
Prodi si ferma a quota 395 su 496 voti disponibili nell'area democratica. La carica dei 101 franchi tiratori blocca l'ascesa di un ottimo candidato al Colle. Molti hanno messo in dubbio la validità di una sua elezione per questo motivo: "Il presidente della Repubblica è il garante della Costituzione e rappresenta l'unità nazione" (art.87). 

In questa situazione politica nessun candidato rappresenterà l'unità perché il Paese è irrimediabilmente diviso; le uniche scelte condivise tra centro-sinistra e centro-destra sarebbero collante della peggiore vecchia politica e il peggiore degli inciuci. Meglio eleggere un candidato di grandi requisiti piuttosto che un referente bipartisan di un sistema politico colluso, corrotto e marcio. 

Prodi non rappresenta la nuova politica, non lo metto in dubbio, ma è il meglio che la vecchia politica ha saputo offrire. Solamente il recupero del miglior passato e della migliore tradizione può portare un futuro migliore. I più acclamati poeti del Novecento hanno ripreso l'esperienza dantesca, i più grandi musicisti contemporanei hanno riletto Bach e Wagner e i più grandi registi hanno attinto alle avanguardie degli anni 20, all'espressionismo tedesco o a film poco noti dei decenni precedenti.  

Se si fosse data maggiore fiducia al Professore nel decennio precedente, non saremmo in questo stato di disordine. 


Prodi ha governato circa quattro anni, tra primo e secondo mandato, a differenza degli otto, quasi nove, dell'uomo di Arcore. Il governo Prodi I è stato un ottimo governo: ha varato misure per l'occupazione, ha risanato i conti in vista dell'ammissione dell'Italia all'Euro. Purtroppo il Governo Prodi II non ha avuto lo stesso successo, perché ostaggio di una maggioranza frammentata. Da quando il suo centro-sinistra non ha governato in Italia, la situazione economica è precipitata (tratto da Wikipedia:declino economico italiano). L'economa italiana non è in recessione in congiuntura solamente dall'inizio della crisi economica globale, ma dal 2001, anno in cui il Cavaliere è diventato presidente del Consiglio. Fino ad allora i governi di centro-sinistra (dal 1996 al 2001) avevano ben tenuto il Paese da un punto di vista economico. (confronta i dati sulla crescita del PIL nel periodo 1996-2000, anni del centro-sinistra, e 2001-2005, anni del governo B. (su Wikipedia: Dati macroeconomici italiani).
Se proprio vogliamo dire la verità, Prodi è stato un ottimo uomo di governo e non solo. Nel 1963 iniziò la sua carriera accademica come assistente alla cattedra di "Economia Politica" della facoltà di Scienze politiche dell'Università di Bologna. Nel 1974 è stato chiamato dall'Università di Harvard come visiting professor. È stato anche visiting professor presso lo Stanford Research Institute. Ha insegnato presso il Johns Hopkins University - SAIS - Bologna Cente e alla Brown University. E' stato designato dai governi europei alla Commissione Europea, con un ampio consenso e trasversale, sia da destra che da sinistra. 
Prodi è stato eletto nel 2001 Commissario Europeo dell'economia sia dalle destre che dalle sinistre europee. Ban Ki-moon, segretario generale dell'ONU, gli ha conferito nel 2008 l'incarico di presiedere un nuovo Gruppo di lavoro ONU-Unione Africana per studiare il rafforzamento delle missioni di peacekeeping. L'anno scorso Ban Ki-moon ha conferito a Prodi un nuovo incarico, ovvero quello Inviato speciale dell'Organizzazione per la crisi nel Mali, travolto da una guerra civile.

Io direi che il suo curriculum sia più eloquente di quanto non possano essere mie considerazioni personali: è una persona che gode di ampia stima a livello accademico ed internazionale, uno degli italiani più influenti al mondo. Se poi il suo nome è infangato tra le lotte fratricide in Italia, tra politicanti e intrighi di palazzo, è meglio che non sia stato eletto per un incarico che avrebbe accettato, e direi giustamente, a malincuore. 

Non è accettabile l'attuale situazione italiana. La nostra è una società dove non è premiato  il merito, dove migliaia di ricercatori universitari sono sottopagati, dove sono più rispettati buffoni e saltimbanchi, giullari e pseudo-comici da baraccone. Il nostro è un paese dove la politica è per chi non ha nient'altro da fare nella vita, dove la politica è modo per sostentarsi piuttosto che per dare il proprio contributo alla società. 


Una società fatta di cupezze, illazioni, degrado. Dove non conta più il talento, ma l'apparire, nel modo più buffonesco e volgare, in cui arte, musica e letteratura sono disprezzate, così come lo è la tradizione e il passato senza i quali non esiste propulsione verso il futuro. Dove non c'è rispetto per i vecchi che hanno dato la loro parte migliore di sé e per le giovani promesse del domani. Un paese dove solo i vecchi disonesti e i giovani impreparati avanzano. 

In merito alla mancata elezione di Prodi vorrei concludere con una citazione dai Salmi: "Sprofondano i popoli nella fossa che hanno scavato / nella rete che hanno teso s'impiglia il loro piede". Ma ora è arrivato il momento di dire basta. Se i democratici non sono riusciti a fare eleggere Prodi, io mi rivolgo agli stessi: che votino Rodotà, altra persona preparata e influente, non quanto Prodi, di cui lo stesso costituzionalista è grande estimatore. Questa è la loro ultima chance per contare qualcosa e formare un nuovo governo, oppure sarnno gli stessi democratica a volere che la generazione perduta dei giovani non si ritrovi.

Marco Di Caprio.