mercoledì 5 giugno 2013

I test a crocette e la nuova iniziativa di tal Marco Travaglio.

A scuola ho sempre odiato i test a crocette ed ecco che alla fine hanno avuto la meglio, non solo nella scuola ma anche nella vita di tutti giorni. I sondaggi con crocetta hanno invaso la politica e non puoi contemplare sfumature e considerazioni del tutto trasversali, dovendoti per forza di cose, attenere alle sole opzioni dettate dal sondaggista. Che pone già un frame work.
Si va dai sondaggi all’americana di Pagnoncelli (ieri a Ballarò) del tipo: “Chi inviteresti a cena tra questi politici?” (Vince Renzi perché, oltre che ispirare igiene fisica non hai il rischio che urli tutta la sera inducendoti al suicidio, ma anche che ti faccia complimenti per la cena e non sia stitico di parole), al grande trofeo del Microfono di Legno che ha tutto il sapore di un test trovato su “Cioè”. Ma i test a crocette non finiscono qui, continueranno e vedremo propinarci domande assurde di cui ora non mi sovviene alcun esempio possibile: attendo Pagnoncelli il fantasista.

Ma una cosa c’è da dire: finalmente i deputati a 5stelle stanno bucando il grande schermo, e sembra che le dritte date del prof. Casaleggio valgano veramente. Anzitutto la caratteristica primaria è giustificare la precedente assenza in televisione non facendo riferimento alla faziosità della tv stessa (in quanto si offenderebbe la trasmissione che ha dato visibilità al deputato in quel preciso momento), ma giustificarla dicendo che “il tempo impiegato per andare in televisione sottrae tempo al lavoro e al loro impegno”. Ma che bravi! Allora vedete di togliere anche tutte le connessioni e tutti gli aggeggi internet perché possiamo assicurare che internet succhia molto più tempo dei minuti votati ad una trasmissione televisiva in un confronto diretto.
Detto ciò, devo ammettere che il deputato visto l’altra sera dalla Gruber su Otto e mezzo, se l’è cavata molto bene. Ma purtroppo il problema insolvibile e che si avviluppa su se stesso è sempre lì: tra i 5stellati che dicono che il M5S è il movimento che si basa sulle idee e niente più e la consapevolezza di tutti, sottaciuta, che in realtà si fondi solo su Grillo, portavoce delle idee e vagliatore. Ma poi se esiste una piattaforma del M5S, parallela al blog di Grillo, perché non slittare tutti i contenuti su terreno neutro quale questo nuovo sito? Si sa, all’inizio non si avrà tanta visibilità come in passato ma basta fare un po’ di passaparola e un po’ di pubblicità e il gioco è fatto. No blog di Grillo tutta la vita: e ci si mette anche Travaglio a voler prendere un po’ di vantaggio in tutto questo grande nuovolone.
Come? Se sfogliate il Fatto Quotidiano cartaceo (non lo comprate, ve lo dico io), tra tutti gli articoletti dall’italiano opinabile e l’editoriale mellifluo di Travaglio ad un certo punto scappa fuori una pagina interessante. Bianca completamente con al centro un quadrato rosso in cui campeggia la foto tessera segnaletica di Travaglio (camicia slacciata alla Renzi) con una scritta stile western dal titolo “L’Inciucio”: in diretta streaming Marco Travaglio per gli utenti sostenitori”. Con 3.99 euri al mese potrai:
-          Scegliere una proposta d’inchiesta (che sarà realizzata dalla redazione de IlFattoquotidiano.it)[1] ;
-          Inviare il tuo post per il blog (dedicato agli utenti sostenitori)[2];
-          Partecipare in diretta alla riunione di redazione de ilfattoquotidiano.it (ogni mercoledì ore 16,00)[3]
-          Leggere tutto l’archivio degli articoli cartacei (7 giorni dopo la loro pubblicazione)[4].
Oppure sostienici tutto l’anno a 40.00.

Ora, spero vivamente che Travaglio stesse scherzando perché se così fosse questa NON è informazione e NON è partecipazione del cittadino alla cosa pubblica o alla notizia come si vorrebbe far credere. Chi decide quale inchiesta? Chi decide quale post mettere? Eccolo lì, c’è sempre il problema della Redazione, e questa volta anche con l’illusione che si possa contribuire concretamente con le proprie opinioni. Ma si sa tutto il movimento si basa su questa grande illusione. Come si diceva nel ‘500 per la vendita delle indulgenze:
 “Quando il soldo nella cassa rimbalza,
l’anima mia dal Purgatorio al Paradiso s’alza”.
Non cedete alla tentazione e diffidate da chi è abituato a fare monologhi e se si presta a dibattiti lo fa solo con un personaggio: tal Daniela Santanchè. “Ti piace vincere facile?”.
Miriam Di Carlo



[1] Valgono anche le piccole inchieste come: quante volte la tv ha ripreso Formigoni scaccolarsi e invece non ha ripreso le meravigliose vite dei 5Stelle. Mentre non valgono inchieste su Grillo e Casaleggio, partirebbe un voce a sirena che suona pressappoco così: CONTAMINAZIONE; CONTAMINAZIONE; CONTAMINAZIONE:
[2] Valgono post che parlano della faziosità dei gusti della Mulino Bianco: troppe merendine con il cioccolato nero e troppo poche con il cioccolato bianco. Mulino Bianco è morta, tutte le case dolciarie sono tutte uguali. Non valgono post su: acconciature improbabili di Casaleggio (non si offendono i più deboli), sulla statura di Grillo e sul suo uso della bava di lumaca quale detergente e crema per le rughe. Lui non si fa di botox, ma si applica direttamente lumache sotto pelle. Quindi ora che lo sapete non valgono post al riguardo.
[3] Giochiamo a fare i giornalisti per un giorno. Che fico quasi quasi ci provo anch’io. No vabbè, troppa fatica sembrare di essere super partes come Travaglio. Se poi questi sono i suoi risultati peccaritàdidddio.
[4] No grazie, i temi degli studenti delle medie sono più interessanti e grammaticalmente corretti, grazie. Il sadomasochismo lasciamolo ad altri. 

martedì 4 giugno 2013

VOTA IL SITO DI LEGNO.

Grillo ha proposto di votare un premio, il microfono di legno, per il peggiore giornalista. Continui sono diventati gli attacchi alla stampa da parte del leader dei 5 Stelle. Secondo me, queste sortite sono davvero inopportune. E' giusto che si difenda la libertà di informazione, che in Italia è minacciata dalle reti dell'ex-premier. Ma a chi giova? Grillo combatte Quello-lì da quando il M5S è comparso sulla scena politica, ma spesso è sembrato essere il suo migliore alleato, piuttosto che avversario.

Perché Grillo lancia un sondaggio sulla libertà di stampa, se allontana tutte le telecamere indistintamente dai suoi comizi? Perché chiede chi è più fazioso e chi meno, se dice di non avere fiducia nei giornalisti italiani? Il suo qualunquismo lancia un messaggio nocivo all'elettorato: tutti sono come i dipendenti Mediaset. E così facendo, Grillo rende i suoi elettori non lettori, spingendoli a non avere una propria coscienza critica ma ad obbedire solo ai suoi dogmi e ai suoi mantra.


       Nel novembre del 2010, per difendersi dalle accuse a sfondo sessuale, l'allora premier disse "Non leggete i giornali, vi imbrogliano": .  Non è stata la prima volta che si è scagliato contro la stampa: avrei un lungo elenco da proporre, ma proporrò solo altri due esempi. Già nel 2005 Quello-lì affermò, senza vergogna, a Ballarò che la sinistra aveva in mano tutto, giornali, radio e televisioni, strumenti di una persecuzione mediatica verso di lui. In un convegno dei giovani del Pdl, nel settembre del 2009, poi consigliò loro da buon padre: "Non leggete i giornali, è tempo sprecato".

            Ora Grillo cosa chiede ai suoi elettori, di non leggere i giornali? Anche se non lo fa in maniera esplicita, mentre denigra il mezzo stampa, autorizza le persone a credere che i giornali siano tutti uguali, e in negativo. L'Italia è secondo le statistiche al 69esimo posto in graduatoria per la libertà di stampa (Freedom House), e ciò non è un segreto. Tutto questo è dovuto all'opera di Quello-lì, che ha fatto un uso strumentale del mezzo stampa per salvaguardare i suoi stretti interessi personali. Ma forse non è solo il Joker un problema notevole per la stampa italiana.

    Grillo, secondo me, rimane troppo sul vago: attacca tutti, in maniera qualunquista, ma non specifica bene mai nulla. Ciò che rende il mondo della stampa insopportabile, in Italia, è l'intreccio tra politica e giornalismo, indissolubile, come se fossero una cosa sola entrambe. Questo è comprovato dal fatto che molte sono le notizie di politica interna sui nostri quotidiani e pochissime quelle di politica estera (come esplicato da Raffaele Nappi, giornalista del Corriere dell'Università, nella sua tesi di laurea ).  Molti quotidiani sono di partito, altri ricevono finanziamenti dai partiti, e quasi tutti finanziamenti pubblici. Di questo Grillo ha già parlato, e su questo sono d'accordo con lui. Ma il leader 5 Stelle attacca tutti indiscriminatamente, soprattutto quelli che criticano aspramente la gestione esclusiva e non trasparente del suo partito. Grillo provi ad accettare qualche critica, altrimenti, al posto del microfono di legno, i visitatori del suo spazio web voteranno il sito di legno.

Marco Di Caprio.

lunedì 3 giugno 2013

La Grande Bellezza di Sorrentino.

La Grande Bellezza.

“Bouvard e Pecuchet” è l’ultimo romanzo incompiuto di Flaubert. Durante la temperie romantica e poi naturalista, si era insinuata, in Francia una corrente estetizzante che Flaubert aveva colto in maniera del tutto trasversale capendo che la vita si ferma a una grado di separazione dalla verità: decise così di inserire due amici all’interno di un giardino squisitamente curato, contornato da oggetti dal gusto raffinato e ricercato in cui la loro passeggiata palinodicamente paripatetica serviva semplicemente per parlare del mondo “di triti fatti” e della loro volontà di dare un nome alle cose secondo un approccio estetizzante. Questo frammento è il succo della loro ricerca spasmodica verso le varie branche del sapere: anche loro dimostrano l’estrema vacuità su cui si basava l’allora borghesie benpensante. Parla di una frenesia eccitata verso il sapere visto nelle sue mille accezioni e poi il fallimento necessario che ne consegue.

D’altra parte Céline è un autore francese conosciuto per la sua verbigerazione schizoide alla Gadda, anche se precede di qualche anno Gadda. Celati tradusse questo splendido autore controcorrente francese cercando di immergersi all’interno del flusso della logorrea tipico dei manicomi.

Queste sono due delle molte citazioni che si colgono all’interno de “La Grande Bellezza” di Sorrentino, film che i posteri, ne sono certa, giudicheranno come l’espressione di una genialità un po’ incompresa dai contemporanei. Questo film è un film sul dramma dell’alienazione, un’alienazione che si sviluppa in ossimori sia a livello visivo che a livello musicale. Ma è anche il film del barocco antico e contemporaneo, del trompe d’oeil  Ma è anche il film del grottesco e del perturbante alla Freud. E’ semplicemente la storia di chi è alla ricerca: l’uomo. E per questo già si propone come storia universale, sebbene abbia un hinc (Roma) et nunc (i nostri giorni).
Alienazione è il modo in cui si vive costantemente: ci alieniamo con il lavoro, con la gratificazione per cui ci affanniamo e che assume i connotati di una lusinga che tocca la nostra intelligenza, la nostra morale e integrità (come nel caso dell’amica sbugiardata davanti a tutti sulla terrazza di Jep), la nostra bellezza fisica e di carisma. Nel momento della lusinga, si accende una scintilla di amore in noi che per sempre saremo destinati a rincorrere senza trovarne mai appieno soddisfazione e quindi supplendo con mille e mille altri palliativi che riempiono apparentemente ma svuotano completamente. E quell’alienazione dell’uomo si coglie nella vasca in cui nuota affannosamente un marito, nei festini orgiastici come nella domanda “Che fai stasera?” avvenuta dopo una rimiscenza proustiana, o come la ricetta di un coniglio davanti alla richiesta di una verità, o ancora come la struttura morale e moralistica che la società propone nelle norme comportamentali: il funerale del figlio di Viola è la vita come si vive con l’alienazione. E quel pianto di Gep appare quindi lo scatto verso la verità che racchiude tutto l’urlo dell’umanità disperata.
Ma questo film è tanto. E’ parallelismo continuo, è un doppio svenimento davanti a due bellezze diverse, è la ricerca di una povertà che Roma ha sepolto dentro di sè in maniera vorace e assai affabulatoria. E’ la voglia dell’uomo visionario, e consapevole di spogliarsi della struttura, di riuscire a togliere l’alienazione che Roma produce non solo a livello visivo (in questo caso anche assuefazione) ma anche a livello interiore, che invalida la capacità di toccare se stessi e le proprie emozioni con viva mano, magari soffrendone la bruttezza che si pensa vi sia (solo perché tal canone dettato da altra struttura).

Alla fine si esce pensando a niente ma consapevoli che Sorrentino ha visto qualcosa che ha prodotto in lui una grande tristezza: una vita non-vita fatta di solitudini incapaci di uscire dal proprio cerchio di morte e di toccare la vita nella vera essenza. Questo privilegio è dato ai veri visionari, che sanno ma tacciono. Insomma una grande Danza Macabra del nostro millennio che urla a gran voce: Vanitas Vanitatum. Vanitas di bellezza estatica, di denaro, di intelligenza, di carisma, di lusso e sesso, di struttura della società e di modalità di comportamento canonizzata, di tendenza, di trovata sempre del particolare per cercare di svegliare dall’intorpidimento dell’alienazione. Invano. 
Padre Pozzo"Trionfo", soffitto chiesa di Sant'Ignazio, Roma
Miriam Di Carlo

sabato 1 giugno 2013

Il 2 Giugno e la schizofrenica Italia.


Già dovevamo capirlo da quel 2 Giugno 1946 che l’Italia è un Giano Bifronte: Repubblica VS Monarchia. Di nuovo non c’è un vincitore netto, i voti sono sul filo del rasoio e la Repubblica scavalca la Monarchia con fatica, sebbene il re Sciaboletta, con la sua mancanza di carattere avesse consegnato l’Italia nella mani di Mussolini, strizzando l’occhio alla Guerra.

Repubblica: 12.717.923 voti contro 10.719.284 della Monarchia. Le schede dichiarate non valide furono 1.509.735.

Questa è la più efficace fotografia di un paese che rimarrà sempre spaccato e in continua lotta contro se stesso, invertendo spesso la sua schizofrenia in eccitazione e tifoseria. Ma c’è da dire una cosa.
Lungi da me fare alte considerazioni di determinismo geografico secondo cui sono il territorio e il clima a influenzare il carattere di un popolo ma noto una verità: un territorio così esile e così longitudinale da accorpare le più varie differenze climatiche, sorvegliato da un mare imprevedibile che rende gli umori uterini e incostanti, obbligati a convivere in pochi lembi di terra e condividere sì poco spazio per un così meraviglioso territorio non poteva che comportarsi secondo questa modalità. Nord e sud sono punti e non aree distese in larghezza, si baciano così come la campagna e città si uniscono e dividono a distanze molto brevi tra di loro, montagna e mare si corteggiano in lunghissimi sguardi che hanno tutta la durata di un Appennino attraverso regioni e dialetti che si intervallano a distanze strette e quindi? Quindi non può sussistere un’unità libera, non impositiva e imposta (come una monarchia o dittatura porrebbero) in cui tutto è relativo? No, perché la nostra forza sta proprio in ciò, in quel relativismo che ci fa tacciare spesso di faciloneria becera agli occhi degli stranieri.
Dall’aereo si vede sempre: piazza Esedra, Termini e si riconosce poi il Vittoriano, il Colosseo, San Giovanni in Laterano e si capisce quanta forza ha avuto questo nostro popolo nei secoli. Una forza di imposizione, di costruzione e di perseveranza negli obiettivi poi persi lungo la scia della lascivia che impone la convivenza stretta e costretta: o si passa sopra le cose o si diventa matti. E allora noi chi siamo? Siamo le idee colorate che gli altri stati ci invidiano, siamo lo studio insistente sul culto dell’esteta e del grande ingegnere. E siamo una Repubblica faticata ma raggiunta come tutti i grandi obiettivi che ci siamo imposti.
Buon Ascolto alla nostra mutlietnicità interna, risorsa. 


Miriam Di Carlo

Ma che senso ha? di Vincenzo Quagliarella

Se spulciate un po’ tra i tormentoni giornalieri di facebook potrete facilmente imbattervi in un sondaggio che, tra le sue opzioni di scelta, presenta: "pratichi anche tu lo sport nazionale: criticare Grillo?" Ecco, lungi da noi voler risultare i Savonarola di turno, ma una riflessione sui fatti va fatta, se ne faccia una ragione l'autore del sondaggio.

Grillo giovedì ha risposto a Stefano Rodotà, il suo (tanto sbandierato) candidato alla Presidenza della Repubblica, che due giorni fa sul Corriere aveva contraddetto il leader del #M5s. Come un politico consumato, il comico genovese aveva dato la colpa dello scarso successo elettorale a qualcun'altro (gli elettori), pienamente in coerenza con la italica tradizione di scaricate sempre le responsabilità. In fondo qualcosa dei vecchi partiti i grillini l'hanno mutuato: se le elezioni vanno male la colpa non è loro ma dei cittadini che non hanno capito.

Ad ogni modo, finché Grillo utilizza la canonica grammatica politica (anche se enfatizzata dai suoi toni apocalittici) non c'è nulla di strano (diciamo). Di più: finché il #M5s, come avvenuto in questi mesi,  ha tenuto una linea politica rigida, disprezzando tutto e tutti, rifiutando ogni forma di compromesso, nessuno ha potuto obiettare; è una scelta, magari discutibile, ma legittima.
Tuttavia, quando si arriva ad offendere velatamente il proprio candidato al Quirinale (dicendo ottuagenario si capisce che si trattiene ma sottintende "rimbambito", e a poco valgono precisazioni in merito) cosa si vuole comunicare? Questa uscita piccata che senso ha?
Grillo, con una punta di apparente rispetto, fa sapere all'ottuagenario che, senza di lui, sarebbe potuto tranquillamente rimanere nel mausoleo della sinistra italiana. Quindi, se i giornali tornano ad intervistarlo, è merito del Movimento. Figuriamoci se uno che dovrebbe essere riconoscente può permettersi di contraddire il gran capo.

Allora ci chiediamo: il rifiuto di ogni critica che senso ha? Che senso ha prendersela con i giornalisti di Report e la Gabanelli, altra candidata del #M5s al Quirinale, per aver sollevato interrogativi sui proventi del blog?
Ma davvero Grillo (e i suoi ortodossi) credono di essere al di sopra di ogni giudizio?  Essere estranei al vecchio circuito di gestione del potere (per quanto corrotto esso sia) non conferisce automaticamente un’investitura divina, di santità immacolata. Di politici che affermano di essere in odore di santità ce ne sono già in abbondanza.

Si può essere d'accordo o meno con l’impronta del Movimento, ma questa linea non giova a nessuno: non serve agli italiani, perché la protesta “a prescindere” non serve a  "controllare" l'attività del governo, ruolo che in democrazia spetta all'opposizione; né serve a sconfiggere gli avversari politici, perché si perde credibilità, finendo per criticare gli stessi che poi, alle elezioni, dovrebbero venire a votarti.

In un servizio del 1 marzo, Paolo Pagliaro descriveva il programma del M5s “per un quarto dadaista, per un quarto concretamente riformista, per un quarto politicamente impegnativo e per un quarto ispirato a un diffuso bisogno di pulizia e moralità.”

http://www.youtube.com/watch?v=siGYAmdxHtA

Mantenendo una ottusa linea di non comunicabilità con le altre forze politiche e con i media tradizionali, questo programma è destinato a diventare per quattro quarti inutile.
Vincenzo Quagliarella

Ps. I mal di pancia di questi mesi è la batosta elettorale di domenica hanno già avuto i loro effetti: cominciano a vedersi i primi grillini in tv (e, udite udite, riescono pure a ben figurare).

http://www.youtube.com/watch?v=ZYwTZbthUsA

min. 10:40

giovedì 30 maggio 2013

Web o non Web? Rodotà e Settis parlano di internet...e non solo.


I miei giornalai di fiducia sono tutti molto simili: hanno pochi capelli e bianchi ma soprattutto indossano adorabili occhialetti da presbiti calati sul naso. Saluto Vittorio il meccanico e poi Natale il suo aiutante, Tonino il parrucchiere e il barista senza-nome, la cinesina che ha appena partorito una meravigliosa bambina e infine arrivo al giornalaio. Oggi davanti all’edicola c’è un signore che interviene subito dopo la mia richiesta “La Repubblica” e mi dice “La Prima, la Seconda o addirittura la Terza?”.

Eh già perché effettivamente per gli storici futuri questo periodo politico apparirà come un nuovo capitolo della Storia Italiana contemporanea ed una delle molteplici cause se non la preponderante risulta essere a mio avviso l’evoluzione tecnologica. L’umanità ho progredito e non è indifferente che la crisi si faccia sentire in tutti i consumi, persino quelli di prima necessità ma che non riesca ad intaccare la tecnologia e in particolare la nanotecnologia.

Ha affrontato l’interrogativo che pone il web, Stefano Rodotà su un articolo de “La Repubblica” di oggi dal titolo “La democrazia del web è vera democrazia?” che consiglio vivamente di leggere perché apre a nuovi spunti di analisi su un processo sfaccettato e multiforme. L’imbarazzo davanti a questo potere comunicativo e la paura se non la diffidenza nella gestione della rete già venne palesata da Benedetto XIV: mentre in alcuni movimenti della Chiesa si diceva che il web fosse strumento perverso ed alienante se non demoniaco, intanto Benedetto XVI apriva il suo account twitter per comunicare. Come tutte le cose va trovata la giusta modalità di applicazione e la possibilità di trarne frutti.
A livello sociale e comunicativo è indubbio che il web mescoli una buona dose di alienazione data da rapporti virtuali e quindi mai immediati e concreti (dando spesso l’illusione di non essere soli) a grandi scambi e dibattiti su tematiche e concetti che alimentano lo scambio più mentale che fisico. All’interno del web però vige una qualche gerarchia e sebbene vi sia una falsa o illusoria possibilità di interagire direttamente con gli alti vertici, esso diventa veramente scambio e interazione nel momento in cui si crea una situazione intimistica e non di massa come invece può essere un blog molto frequentato o twitter: infatti le mille e mille voci, proprio per la grandissima copiosità, si disperdono e alla fine vigono solo le forti personalità riconosciute tramite la loro indiscussa notorietà. Ma il web porta veramente con sé una grande rivoluzione data proprio dal fatto che non è un mezzo passivo, che viene subìto come una tv o un giornale ma dà maggiore possibilità di scelta, di selezione e di interazione che a volte può risultare efficace, magari grazie a una buona dose di fortuna ma anche di talento.
Comunque sia, Rodotà affronta l’argomento dal punto di vista politico e non strettamente comunicativo dimostrando ancora una volta grande lucidità, adattamento ai tempi e spirito critico.
Così come un’altra grandissima personalità che consiglio a tutti di approfondire perché merita: Salvatore Settis. Questo signore ha un Curriculum da urlo ma sono sicura che, come tutti i grandi colti potrebbe tranquillamente dire “So di non sapere”. Ha stilato ben 15 tesi e oggi presenterà al Teatro Piccolo Eliseo un evento con Civati e Barca. Riporto le sue tesi che danno una descrizione efficace e quanto mai valida sulla situazione che stiamo vivendo:


SETTIS - LA CULTURA SCENDE IN CAMPO. Quindici tesi sull’Italia 
di Salvatore Settis
LEFT, 25 MAGGIO 2013

1. La crisi della democrazia rappresentativa, presente ovunque, è particolarmente grave in Italia, a causa di due peculiarità del suo sistema politico: la legittimazione di un leader (Berlusconi) che non avrebbe titolo ad esser tale sia per i conflitti di interesse che per i reati comuni di cui è accusato, e una legge elettorale (il Porcellum) iniqua e anticostituzionale.

2. Un governo di “larghe intese”, che capovolge il responso delle urne, aggrava ulteriormente questa crisi, inseguendo l’impossibile modello di una democrazia senza popolo.

3. La natura estrema di questa crisi non colloca l’Italia fuori dal contesto mondiale. Al contrario, ne fa un caso-limite (per ciò stesso esemplare) di crisi della democrazia. Quello che accadrà in Italia (la vittoria della casta politica contro l’elettorato, o la riscossa dei cittadini) è perciò di grande rilevanza nel quadro globale. Grande è la nostra responsabilità.

4. Ingranaggio-chiave della crisi della democrazia è la dominanza dei mercati, cioè di persone, gruppi di interesse, lobbies bancarie e finanziarie che determinano il corso dell’economia. Queste oligarchie, in quanto sfuggono ad ogni controllo democratico, sono la vera e sola “antipolitica”. L'Europa si è ridotta ad essere il territorio di caccia di queste oligarchie e tecnocrazie, e le scelte politiche italiane viaggiano con questo «pilota automatico», secondo la frase di Mario Draghi. Su questa tendenza si sono appiattite in Italia tanto la destra quanto la “sinistra”, che ha con ciò rinunciato alla propria missione storica di difensore dei diritti dei cittadini, nascondendosi dietro un passivo “ce lo chiede l’Europa”.

5. La dominanza dei mercati, con la complicità della politica, genera (in Italia come altrove) un’ “austerità” che non crea ricchezza, ma la concentra nelle mani di pochi; pone il lavoro e la dignità della persona al servizio del mercato; mortifica libertà e uguaglianza comprimendo la spesa e i servizi sociali; innesca disoccupazione, disagio sociale, emarginazione, povertà.

6. L’anestesia che ci viene proposta come “pacificazione” o “responsabilità” consiste non solo nell’annientare le differenze fra “destra” e “sinistra”, ma anche nel chiudere gli occhi davanti ai problemi dei cittadini in ossequio alla dittatura dei mercati. Questa è stata la base e del “governo tecnico”, fase di rodaggio delle “larghe intese” oggi all’opera. Ma gli inviti all’amnesia vanno respinti perché sono contro gli interessi dei cittadini e contro la legalità costituzionale.

7. Il progetto di “democrazia senza popolo” sussiste perché l’antica funzione dei partiti come luogo di riflessione e di progettazione è morta. Quel che resta degli apparati di partito si è trasformato in un macchinario del consenso, fondato sulla perpetuazione dei meccanismi e delle caste del potere.

8. Una parte larghissima del Paese esprime una radicale opposizione a questo corso delle cose. Lo fa secondo modalità diverse, anzi divergenti: (a) la sfiducia nello Stato e il rifugio nell’astensionismo; (b) gesti individuali di protesta (fino al suicidio); (c) vasti movimenti che si trasformano in partito, come il M5S; (d) piccole associazioni di scopo, dichiaratamente non-partitiche, per l’ambiente, la salute, la giustizia, la democrazia. Queste ultime sono ormai alcune decine di migliaia, e coinvolgono non meno di 5-8 milion di cittadini. E’ a partire dall’autocoscienza collettiva generata da questo associazionismo diffuso (ma anche nei sindacati) che si può avviare la necessaria opera di restauro della democrazia.

9. Queste forme di opposizione “vedono” quel che sembra sfuggire a chi ci governa: il crescente baratro che si è aperto fra l’orizzonte delle nostre aspirazioni e dei nostri diritti e le pratiche di governo. Tuttavia, le associazioni e i movimenti, pur generando anticorpi spontanei alle pratiche antidemocratiche, stentano a trovare un denominatore comune, un manifesto che possa tradursi in azione politica.

10. Questo manifesto esiste già. E’ la Costituzione della Repubblica. Essa va studiata e rilanciata come la Carta dei diritti della persona e della collettività, che corrisponde in grandissima parte all’orizzonte delle aspirazioni e agli anticorpi spontanei della protesta.

11. Costituzione alla mano, l’universo dei movimenti e delle associazioni si può rivelare a un tempo stesso come il sintomo di un malessere e la cura della democrazia italiana. Sintomo, perché mette allo scoperto il carattere anti-democratico della politica “ufficiale”. Cura, perché i movimenti sono un serbatoio di idee, di elaborazioni, di progetti, di riflessioni, nell’esercizio del diritto di resistenza (che, secondo la Costituzione della Repubblica Partenopea del 1799, è «il baluardo di tutti i diritti»).

12. Questa forma di resistenza civile in nome del bene comune (che la Costituzione definisce “interesse della collettività” o “utilità sociale”) va intesa come adversary democracy : e cioè come l’esercizio pieno della cittadinanza, che non si esaurisce nel voto, ma si estende a una continua vigilanza critica e capacità propositiva. Essa non sostituisce la rappresentanza politica, ma si affianca ad essa, la controlla e la stimola. Non è contro la democrazia: al contrario, intende salvare la democrazia mediante la partecipazione dei cittadini, secondo il disegno della Costituzione.

13. La Costituzione non va intesa come una litania di articoli staccati, ma come una salda architettura di principi, coerente e inscindibile. L’adversary democracy va esercitata partendo simultaneamente dalla consapevolezza dei propri diritti e dalla difesa della legalità costituzionale. In nome della Costituzione vanno rimesse in onore le vittime sacrificali della presente dittatura dei mercati: le regole della politica e i pilastri del progresso sociale (politiche del lavoro, welfare state, diritto alla cultura e alla salute).

14. Nel crepuscolo della democrazia, è possibile, desiderabile, necessario ripartire dai movimenti per riformare i partiti e i sindacati, per ricreare la cultura politica che muove le regole.

15. Salvaguardare la Costituzione negando legittimità a qualsivoglia “Costituente” autonominatasi è precondizione necessaria del ritorno a una piena democrazia costituzionale. E’ urgente, piuttosto, l’alfabetizzazione costituzionale dei cittadini, simile a quella promossa dal Ministero per la Costituente (governi Parri e De Gasperi, 1945-46). Perché «ogni legislatore dev’esser guidato, sorretto, confortato dalla coscienza del suo popolo» (A.C. Jemolo).

P.S. Se il M5S avesse sfruttato anche altri mezzi di comunicazione che non fosse il semplice e solo web, come la tribuna televisiva avrebbe avuto maggiore visibilità la propria intrinseca innovazione  (nonché le proposte avanzate) e non sarebbe stato bollato come il Movimento dello scontrino. 
Miriam Di Carlo. 

mercoledì 29 maggio 2013

Nuovo post di Grillo: rassicurare. Vinceremo!


Cominciamo con un’autonarrazione delle propria gesta: passato remoto ormai in disuso nella lingua semplice comunicativa di tutti i giorni. “Casaleggio disse”. E al pari di Cesare minimizzare le proprie gesta che non passeranno inosservate nei libri scolastici, rende questa finta modestia un grande monumento politico per i semplici di cuore.
Ora dopo la denuncia, si mitigano i toni, e attraverso una cortesia linguistica e concettuale di bassa portata si cerca la riparazione e la rassicurazione. Ci sentiamo accarezzati dalle parole di Grillo: andrà tutto bene, vedrete.
Ma come si può stare zitti davanti a questa frase “Dopo le elezioni politiche la stampa e le televisioni si sono scatenate contro il M5S come se fosse l'anticristo con una rabbia, un odio, un disprezzo che non ha riscontro nella Storia d'Italia.”: da quale pulpito viene fuori quest’asserzione completamente rigirabile verso colui che la profferisce? L’odio, il disprezzo e la rabbia sono la marca del Movimento, la caratteristica portante per cui nell’immaginario collettivo Grillo occupa foto in cui ha sempre la bocca spalancata e piena di bava, pronto a sputare su tutto e tutti.
E ancora “Si dice che Bottino Craxi, prima di involarsi, suggerì al suo sodale Berlusconi "Hai dei cannoni a tua disposizione, le reti televisive, usali"  possiamo così riparlarne: “Si dice che Gianroberto Casaleggio, prima di involarsi (nell’etere), suggerì al suo sodale Grillo “Hai dei cannoni a tua disposizione, il web, usalo”. e aggiungici anche una rete televisiva unica vagliata dal sottoscritto, e togli pure i finanziamenti ai giornali. Ora, anni e anni di civiltà per arrivare alla pluralità di idee, per garantire che anche questo Grillo* abbia delle sue idee malsane per poi fare tutto un groviglio stretto e consegnarlo nella mani del “tappo” di turno.
“Forse la destra ti prende un po' meno per il culo.”: questo è un punto veramente dolente perché è indubbio e sotto gli occhi di tutti che dal risultato di febbraio la destra sia passata meno sotto il torchio rispetto al Pd, e non perché questa sia collaterale governativamente parlando (anzi ha proprio in mano la bilancia, nemmeno l’ago), ma perché è un modo per rinsaldare un eventuale crollo del sistema attraverso una figura che serve per mettere a repentaglio il tutto e secondo lo stilema tanto caro al grillino medio “far saltare il banco”. Viviamo in un sistema istituzionale ormai spappolato in cui bisogna mantenere la struttura portante cominciando a cambiare i materiali: e ci vorrebbe un bravissimo muratore, concreto e veloce.
Infine “Il M5S cresce ogni giorno” messo addirittura in grassetto sembra quasi beffardo: come a dire abbiamo perso ma non ci credete mica. La stessa strategia della destra (a differenza del vittimismo della sinistra): far credere che si è forti anche quando non lo si è. Come un uomo di 50 kg e senza un muscolo in un’ armatura costruita per un wrestler dica “Sono fortissimo”: ci si crede finché non comincia a camminare e lo si vede barcollare e poi cadere inesorabilmente. 
Miriam Di Carlo

* Per correttezza dirò subito che all'inizio avevo messo "Idiota" e non era nel senso dostoevskijano. Fedor era più buono di me.
P.S. La lettura biblica consigliata dalla chiesa ieri riportava questa frase che ripropongo per i valori filosofici che implica conseguentemente (si Legga il Leviatano di Hobbes in cui tale mostro sembra nato per volontà di Dio per liberare ma poi opprime al pari di un Demòne. Come tutte le metafore può essere applicata a diversi soggetti ma profeticamente è capitata proprio ieri, toh.): "Ecco, quella notte sia sterile e non entri giubilo in essa. La maledicano quelli che imprecano al giorno, gli esperti a evocare Leviatan." (Lamentationes, Iob.).