giovedì 11 dicembre 2014

IL SUD CON SALVINI

Il sud con Salvini. Ma non vi vergognate? Matteo Salvini, nuovo leader della Lega Nord, sembra il segretario di un partito diverso da quello di Bossi. A differenza degli altri suoi compagni di partito, si è aperto anche all'altra Italia. Quella Italia che il suo partito ha sempre disprezzato con cori come ‘Roma ladrona’ o peggio ‘Napoli colera’. Cori da stadio che non sono un semplice sfottò ma una forma di razzismo promossa da gente ignorante che in Parlamento non può rappresentare il Paese.

Quando Matteo Salvini si è recato in visita ufficiale a Napoli, non è stato accolto positivamente dalla popolazione locale. Se io offendo qualcuno gratuitamente e lo faccio in pubblico senza ritegno, quando poi vado a casa sua posso mica pretendere caffè e pasticcini? Il popolo napoletano ha mostrato carattere e anima, difendendo la propria terra nel passionale stile meridionale. Si è difeso come ha potuto mandando via colui che ha sempre mostrato disprezzo nei suoi confronti. I napoletani non possono e non devono dimenticare le offese a loro rivolte da Salvini. Ma se una buona parte di meridionali condanna e ricorda le invettive razziste del segretario leghista, un’altra parte di meridionali sta con Matteo. Ventiquattromila persone si sono riunite in un gruppo Facebook che si chiama il Sud con Salvini. E' un po’ come dire Napoli con Del Piero o Milan con Javier Zanetti. Non c'è legame. Eppure alcuni meridionali si vendono ai leghisti che con i loro atteggiamenti hanno sempre diviso il Popolo italiano.

 I meridionali che stanno con la Lega disprezzano i propri conterranei, perché si vendono per motivi di natura personale al movimento politico che ha sempre acuito la divisione esistente nel nostro Paese. E’ vero che nord e sud non sono mai stati uniti per motivi di natura strutturale e culturale, ma non  sarà di certo la nuova Lega a unirli nell'odio  contro la diversità. Matteo Salvini è semplicemente un doppiogiochista: guadagna  voti al Nord attaccando i meridionali, mentre  al Sud si ingrazia la loro benevolenza  attaccando gli immigrati. Con l’atteggiamento di  Salvini la linea che divide nord e sud tanto decantata o meglio dire cantata da Rocco Hunt, nel suo pezzo è nu juorno buono, al posto di spezzarsi finirà per allungarsi.




Alessio D'Aco





giovedì 29 maggio 2014

LE BUGIE RENZIANE


Domenica 25 maggio si sono tenute le elezioni europee in tutti i paesi del nostro apparentemente unito continente. In Germania si è confermato il partito del rigore di Angela Merkel, mentre in Francia e in Inghilterra hanno vinto gli euroscettici. Il risultato però più sorprendente è quello che ha colto l'Italia. Il Partito democratico - che non ha più nulla della sua tradizione socialista - guidato da Matteo Renzi, ha ottenuto un plebiscito del 40,8 %; ha in questo modo doppiato il Movimento 5 Stelle e il suo alleato di governo Berlusconi. 


Gli italiani hanno confidato appieno nel presidente del Consiglio in carica,   dimenticando le promesse fatte e non mantenute da Renzi. Già si sono fidati per venti anni di Berlusconi,nonostante fosse subito evidente che Silvio avesse un istinto innato nel mentire. Ora gli italiani si affidano di nuovo a un bugiardo che in quattro mesi di governo ha mantenuto solamente una promessa - quella degli ottanta euro - che si è rivelata la più spendibile da un punto di vista elettorale. Un popolo che si accontenta solamente di ottanta euro esige davvero poco per se stesso. "Sempre meglio di niente" è l'idea di tanti italiani, che dimenticano le promesse non rispettate da Renzi. Io voglio elencarvele per farvele ricordare:  

  • Renzi - in veste di segretario del Pd - ha spesso confermato che non avrebbe mai 'fatto le scarpe a Letta'. Il 22 febbraio 2014 Renzi si è smentito clamorosamente, costringendo il presidente del Consiglio Enrico Letta alle dimissioni e prendendo il suo posto. 
  • Durante un intervento durante la trasmissione di Lilli Gruber su La7, Matteo Renzi a gennaio ha detto: "governerò il Paese solo attraverso le elezioni, non con inciuci di palazzo". Il 22 febbraio Renzi è andato a Palazzo Chigi senza ricevere un'investitura popolare. 
  • L' 8 dicembre 2013, dopo aver vinto le primarie del suo partito, Matteo Renzi ha detto: "No al bipolarismo, no alle larghe intese". Il 22 febbraio 2014 Angelino Alfano, ex-delfino di Berlusconi, è confermato ministro dell'Interno nel governo Renzi. 
  • Renzi, qualche giorno prima della formazione del suo esecutivo, afferma: "I ministri del mio governo saranno solo dieci di cui cinque donne." I suoi ministri restano sedici come nel governo Letta. 
  • Dopo la sconfitta alle primarie del dicembre 2012 contro Bersani, Renzi dichiara : "Per un bel po' di tempo tornerò a fare il sindaco e a pensare a Firenze". Si è smentito clamorosamente un anno e tre mesi dopo, quando è diventato capo del governo nel febbraio 2014.
  • Renzi, da segretario del partito, ha detto che "il partito deve dettare l'agenda al Presidente del Consiglio e non viceversa." Perché non ha collaborato con Letta in qualità di leader del Pd? 
  • Renzi, dopo essere stato nominato capo del governo da Napolitano, ha annunciato che avrebbe varato una riforma al mese: a fine febbraio la legge elettorale, a marzo una riforma del lavoro equa per i lavoratori dipendenti, ad aprile la riforma delle pubbliche amministrazioni e a maggio la riforma fiscale. Di queste riforme è stato varato solo il Jobs Act che aumenta la precarietà del lavoro dipendente. 
  • Renzi ha più volte spiegato che in veste di presidente del Consiglio non avrebbe mai fatto patti con Silvio. L'ha poi ricevuto alla sede del Pd per concordare con lui le riforme. Sta inoltre governando con molti esponenti che fanno ancora riferimento alla figura di Berlusconi. 

Dedicato a 40,8% di italiani che hanno votato il Partito Democratico.
Alessio D'Aco

mercoledì 28 maggio 2014

RINASCITA DEMOCRISTIANA E HARAKIRI GRILLINO.



E' rinata la DC. Né da il triste annuncio Beppe Grillo, che con un video annuncia: 'Forse questa Italia è formata ancora da generazioni di pensionati che non hanno voglia di cambiare [...] vinci... vincono loro, vincono loro'. Secondo me quest'anno il Movimento 5 Stelle ha promosso in maniera costruttiva il tema dell'onestà in politica, ma gli italiani non ancora comprendono quanto sia importante il ruolo delle opposizioni per una sana dialettica democratica. Molti ex-elettori di Grillo - e non solo pensionati - hanno preferito votare Renzi, perché secondo loro i 5 Stelle non hanno fatto niente da quando sono andati in Parlamento. In Italia sono in genere premiati coloro che governano piuttosto che chi fa opposizione, di qualunque tipo essa sia. 

D'altro canto il Movimento ha avuto la possibilità di prevenire il recente flop elettorale e di cambiare l'Italia stringendo un'alleanza di governo con Bersani. Grillo è convinto che l'ex-segretario Pd volesse istituire un governo monocolore con un appoggio totalmente gratuito dei propri parlamentari. Io ho visto la diretta streaming durante la quale l'ex-leader Pd, l'anno scorso, ha proposto la sua alleanza di governo a Crimi e Lombardi: non ha mai detto di voler escludere i pentastellati da un suo eventuale esecutivo. Se i 5 Stelle avessero governato con i democratici, avrebbero potuto portare i propri esponenti al Viminale o a via XX settembre, Napolitano non sarebbe stato rieletto e Berlusconi sarebbe scomparso prima del tempo. 

Grillo ha perso perché ha inasprito i toni rivoluzionari dell'anno scorso, che hanno spaventato l'elettorato moderato. Ha detto, inoltre, troppo spesso che l'Italia non dovrebbe pagare gli interessi sul debito pubblico, senza comprendere la catastrofe che ne deriverebbe. Se l'anno scorso non aveva avversari forti, quest'anno il leader pentastellato ha trovato uno sfidante molto scaltro, che con le sue promesse è riuscito a carpire voti di un elettorato composito di sinistra, destra e centro. Renzi ha intercettato il voto del ceto imprenditoriale stringendo accordi con Confindustria e mettendo a tacere la CGIL. Ha carpito il voto della middle class con una mancia elettorale di ottanta euro, contribuendo ulteriormente all'indebitamento del Paese. Se Renzi vuole davvero governare fino al 2018, dovrà investire tutte le nostre risorse nella crescita: gli italiani dovrebbero avere almeno ottanta euro in più non solo il prossimo mese ma nei prossimi decenni. 

Se Renzi vuole davvero cambiare questo Paese, dovrà incentivare università e ricerca, dovrà fare in modo che gli intellettuali italiani possano collaborare di più con il mondo delle imprese. Non dovrà lasciare le giovani menti senza un futuro, nell'attesa che lascino l'Italia per contribuire alla ricchezza di altre nazioni. Renzi ha avuto l'innegabile pregio di intercettare molti consensi in maniera trasversale, proprio come ha fatto la Democrazia Cristiana. Ma, come i democristiani, rischia di diventare espressione del vecchio establishment corrotto che finge di cambiare tutto per non cambiare nulla. 

Marco Di Caprio.


sabato 8 marzo 2014

RENZI SPIEGATI MEGLIO...

Il premier Renzi ha detto che varerà la settimana prossima, per la precisione martedì 12 marzo, il suo Jobs Act. Noi pensiamo che si dovrebbe ricominciare a parlare in italiano, perché molti non capiscono il reale significato dei termini politici in inglese. 

Se analizziamo il contenuto della sua riforma del lavoro, visto che di questo si tratta, notiamo che i punti salienti sono i seguenti: eliminazione del contratto a tempo determinato a favore di un contratto unico, abolizione dell'articolo 18 (legge che reintegra i licenziamenti non legittimi) per i primi tre anni di assunzione e abolizione dell'apprendistato. Quali miglioramenti dovrebbe portare questa riforma del lavoro? Praticamente favorirà la Confindustria e le imprese, che potranno assumere e i licenziare più facilmente i neo-laureati. Sappiamo che Renzi vuole la flessibilità delle assunzioni, basata sul modello inglese: maggiori licenziamenti liberano più posti di lavoro per eventuali nuovi assunti. Il problema di fondo è il seguente: in Italia la corruzione e le strutture economiche non sono ancore pronte per accogliere questo modello di tipo anglosassone.

 Renzi, inoltre, ha intenzione di varare il taglio delle aliquote Irpef e il taglio del cuneo fiscale con i fondi dell'Unione Europea: già insorge l'Europa, poiché quei soldi non possono essere destinati a questo compito, ma solamente per opere infrastrutturali. Renzi, inoltre, ha detto di voler destinare nuovi fondi all'istituzione scolastica. Anche per questo scopo si riscontra il problema della copertura finanziaria: il premier ha detto che vuole ricorrere alla Cassa depositi e presiti, che è il tesoretto dei risparmiatori muniti di libretti postati. Se lo Stato usa la Cassa per le riforme non accumula debito con le aziende private, ma con i contribuenti, peggiorando di gran lunga la situazione. 


Non si parla ancora di tagliare i costi della politica, anzi per ora si parla solo di riforma costituzionale del Senato: per approvare questo provvedimento ci vorrà almeno un anno. Difficile che si riuscirà sul serio a raggiungere la maggioranza dei due terzi del Parlamento per questa riforma: i senatori non potranno mai votare per l'abolizione della propria poltrona. Ultimo nodo al pettine è la Tasi: Letta, dopo aver abolito l'Imu, ha introdotto un'imposta che tassa non solo la prima casa, ma anche i servizi a essa connessi come lo smaltimento dei rifiuti. Renzi l'ha confermata. Il problema di fondo è il seguente: la Tasi è una tassa comunale che ciascun municipio può aumentare a seconda delle proprie esigenze. Ciò aggrava la situazione per molti contribuenti del centro-sud, che sono sotto amministrazioni largamente indebitate. 

Caro Matteo, lei aveva promesso chiarezza e trasparenza. Da lei non chiediamo parole, ma action: glielo diciamo in inglese, visto che lei si sente così anglosassone. Prenda dagli inglesi il loro empirismo e non nomi inutili; non prenda dagli italiani le chiacchiere vuote e inutili.


Marco Di Caprio e Alessio D'Aco.

mercoledì 5 marzo 2014

Vladimir, lo zar diplomatico.

Putin ha deciso di fermare la marcia delle sue truppe in Ucraina: il dittatore russo ha occupato pacificamente la Crimea a maggioranza russofona e ha raggiunto il suo obiettivo di mettere pressione sull'attuale governo ucraino. Le bandiere russe sventolano però anche nella parte orientale del paese, al di là del fiume Dniepr. 

Kerry e la diplomazia euro-americana hanno minacciato l'embargo nei confronti della Russia qualora Putin dovesse continuare la sua marcia. Il leader russo non ha alcun interesse a occupare militarmente l'Ucraina, anche perché gli interessi dell'élite russa che vive in Europa e negli Usa sarebbero in pericolo nel caso di embargo. Nel caso di sanzioni contro i russi, sarebbe in pericolo anche l'Occidente stesso, che ha un punto di riferimento in molti uomini dell'alta finanza russa. Per motivi di natura economica Putin dovrà per forza dialogare con gli americani per trovare un accordo diplomatico in merito alla spartizione delle risorse che l'Ucraina offre in materia di gas. 


La diplomazia occidentale ha sbagliato nel supportare il moto di piazza che ha destituito Yanukovich. Con questo non intendo dire che l'ex-dittatore d'Ucraina sia meglio dei ribelli: è un criminale, ha provocato centinaia di morti a piazza Maidan e va biasimato nella maniera più assoluta. Ma quando Putin dice che l'attuale governo dei ribelli è estremista non sbaglia. I ribelli hanno infatti minacciato di mettere al bando la lingua russa, la quale è prima lingua di un terzo della popolazione ucraina. Gli americani, supportando l'attuale presidente Yatsieniuk, rischiano di cadere nello stesso errore fatto nel 1989, quando supportarono i terroristi islamici in Afghanistan per opporsi all'Unione Sovietica. Gli americani rischiano anche di ripetere un errore fatto più recentemente, precisamente due anni fa, quando hanno supportato gli estremisti islamici contro Mubarak.


Qualcosa nella diplomazia occidentale si sta spezzando: è stato proprio Putin a frenare l'attacco americano contro il laico Assad in Siria. Gli americani, negli ultimi venticinque anni, per opporsi a molte dittature hanno supportato estremismi e fanatismi che si sono rivelati ben peggiori dei regimi che hanno sostituito. La macchina diplomatica americana forse dovrebbe imparare da Putin, che per quanto sia un dittatore e un fanatico ha una visione della politica mediorientale molto più lucida di Obama e Kerry.   

Marco Di Caprio.

Coerenza a 5 stelle.

 Al centro delle continue critiche soprattutto di chi segue tanto, forse troppo la televisione, c'è sempre lui: Beppe Grillo. Il "comico" genovese viene continuamente e ripetutamente attaccato da ogni canale televisivo, ad ogni ora, su ogni trasmissione. Ci sembra anche abbastanza ovvio, soprattutto perché le televisioni e i giornali hanno dei padroni potenti che non vogliono promuovere ciò che va contro la propria politica. Non è normale però, a mio parere, che le critiche a Grillo vengano direttamente da coloro che hanno votato il     Movimento 5 Stelle. 

Molti criticano soprattutto il comportamento di Grillo durante l'incontro con Matteo Renzi. Grillo è andato li per volontà di coloro che seguono il suo blog. Sono stati i suoi elettori a spingere Beppe ad andare all'incontro con Matteo Renzi. L'esito dell incontro è noto e chiaro a tutti. Molti grillini si sono lamentati perché secondo loro Grillo avrebbe mancato di rispetto a Renzi nel non farlo parlare. Per Grillo quell'incontro è stato uno sfogo, sfogo che probabilmente tutti noi italiani avremmo voluto attuare nei confronti di un leader che è capo del governo grazie a una labile maggioranza. Renzi ha parlato fin troppo tramite le televisioni, mentre Beppe ha avuto solo a disposizione quei cinque minuti: era ovvio che Grillo reagisse così. 


Io non avrei voluto che si presentasse a quell'incontro. Il fatto che si sia presentato è già un'apertura verso un mondo, quello politico, corrotto e malato, incurabile. Il leader dei 5 Stelle è sempre stato coerente, ha sempre annullato e respinto ogni forma di partecipazione a questi governi fantocci, a questi governi tout-ensemble volti a spartirsi le poltrone e i posti migliori. Il capo del governo non è stato coerente: aveva detto che per il bene del paese non avrebbe mandato via Enrico Letta. Ora ce lo ritroviamo li, a Palazzo Chigi a produrre inciuci con il peggio dell'attuale classe politica, di destra, sinistra, centro e chi più ne ha ne metta. Renzi è d'accordo con Berlusconi (ancora lui?), con Alfano e con tutti i peggiori. E la scelta scelta dei cittadini dov'è? La democrazia dov'è? Le elezioni a cosa servono? Il Pd è democratico solo nel nome, lo dice un ragazzo che ha una famiglia tradizionalmente supporter del centro-sinistra. 

 I 5 stelle possono aver sbagliato molte volte ma mi chiedo chi non lo fa? Hanno sbagliato, ma non hanno mai mancato di rispetto al popolo italiano: hanno davvero rinunciando a una parte dei loro stipendi come promesso al popolo. Popolo sempre più incantato dalla tv e da quei programmi che manipolano il pensiero critico. Che motivo aveva Grillo di fare politica? Si è guadagnato onestamente i suoi soldi grazie ai suoi spettacoli. Avrebbe potuto benissimo goderseli nelle Hawaii, ma invece lotta per tutti noi. 

Svegliatevi, fatevi un'idea vostra ma fatevela. Senza farvi incantare o accecare dal fumo che vi buttano in faccia: troppa gente fondamentalmente è in politica per fare solamente i propri interessi. Non mi rivolgo tanto agli anziani, ma ai giovani che come me amano il proprio paese e vogliono restarci. Questo governo delle larghe intese ha prodotto e sta producendo vantaggi per i giovani? La disoccupazione giovanile si aggrava sempre di più a scapito di una gerontocrazia che immobilizza il paese. La prima manovra del governo Renzi sarà l'approvazione della Tasi ideata da Letta e non un decente piano del lavoro per gli under 30: questo è un Paese falso e immobilista, un paese che non è per i giovani. 

 Alessio D'Aco.

venerdì 14 febbraio 2014

Renzi parla a vuoto, Grillo parla a vanvera.

Renzi non voleva andare al governo due giorni fa, poi la smentita: altra giravolta da parte del sindaco di Firenze, persona più mutevole del vento. Stamane il blog di Grillo critica giustamente la sua impotenza a livello politico, il suo ruolo di burattino manovrato dai gerarchi del PD e la sua attenzione ai poteri forti piuttosto che alla middle class.

 Non sono d'accordo con Grillo su una cosa: Renzi non va biasimato come terzo premier non eletto, perché la Costituzione non contempla l'elezione diretta del Presidente del Consiglio. Il Porcellum tanto odiato da Grillo obbliga, invece, i partiti a presentare un capo delle proprie coalizioni da indicare come possibile premier. Il Movimento 5 Stelle si è battuto per l'incostituzionalità del Porcellum, per cui dovrebbe essere contrario all'investitura popolare del presidente del Consiglio: Grillo non può demonizzare l'attuale legge elettorale perché incostituzionale e poi elogiarla per ciò che gli fa più comodo, cioè per attaccare le consultazioni tenute dal Capo dello Stato. 


 Renzi arriva a Palazzo Chigi nel momento politico più difficile: se va al governo, rischierà di perdere appeal e alle prossime elezioni il Pd potrà riportare molto più facilmente una sconfitta. In questo scenario ci guadagna - come troppo spesso accade - Berlusconi,  che logorerà Renzi e sarà purtroppo di nuovo pronto a far fessi tutti.


Marco Di Caprio.

martedì 11 febbraio 2014

Il circolo vizioso della politica italiana.


Non capisco perché un rimpasto proprio ora. Il governo Letta non ha garantito le risorse necessarie per garantire ricerca, sviluppo e crescita. Ma a che scopo un Letta-bis con le stesse premesse? Potrebbe diventare premier Renzi, ma il rischio concreto - come Prodi ha sottolineato - è di bruciarlo. Non credo Renzi sia neanche adatto per il ruolo di premier: non è l'homo novus che tutti si aspettano, ma un homo vacuus, un contenitore vuoto, un maestro della comunicazione priva di contenuti, simulacro della subcultura italiana dominata dal ventennio berlusconiano. Renzi è stato spesso incoerente, ha osteggiato il centro-destra e criticato Berlusconi per poi convenire con lui sulla maggior parte della sua linea politica.

Se non viene approvata una buona legge elettorale, sarà impossibile andare al voto tra breve. Un voto anticipato con l'Italicum proposto da Renzi e Silvio difficilmente garantirà la maggioranza per un esecutivo stabile. L'unica soluzione per uscire dall'impasse sarebbe un esecutivo in cui ci siano membri del Movimento 5 Stelle. Il partito di Grillo è retto al vertice da meccanismi poco chiari, ma i suoi membri - ancora estranei alle logiche corrotte e clientari - possono davvero modificare l'establishment corrotto degli ultimi anni.

L'unica alternativa di cambiamento sembra oggi il Movimento 5 Stelle. Con la sua novità può spezzare il sistema politico italiano circolare, chiuso e ripiegato su se stesso. Purtroppo i grillini sono manovrati e condizionati più o meno consciamente dal loro guru digitale, che è un Berlusconi 2.0. Solo maggiore democrazia interna può salvare un partito che è nato con l'idea di spezzare il circolo vizioso della politica italiana.

Marco Di Caprio.
  


domenica 19 gennaio 2014

#Berlusconi #Renzi Il cavallo di Troia al Nazareno

La politica in Italia è assurda. Il teatro della politica ricalca poetiche estremiste, post-moderne e surreali. Non so se Pirandello, Brecht, Beckett e Kantor avrebbero potuto immaginare uno scenario più assurdo. Berlusconi va nella sede del Partito democratico e decide con Renzi le riforme da fare e la nuova legge elettorale. La maggior parte della stampa italiana accoglie questo incontro come l'unico plausibile per smuovere lo status quo in ambito politico. Fino a ieri i democratici affermavano che non avrebbero interloquito con B. Un blogger dell'Huffington Post addirittura afferma che '
Quando Berlusconi varcherà la soglia del Nazareno con lui entreranno venti anni, e all'uscita non esisteranno più perché finalmente - qualunque sia l'esito dell'incontro - avremo voltato pagina' . 

In qualunque altro Paese la stampa avrebbe sommerso di critiche Renzi  fino a costringerlo alle dimissioni. Ma come si può esultare di fronte a questo scempio? Perché l'entrata di Berlusconi nella sede del Partito Democratico dovrebbe rappresentare la sua fine? Il PD ha fatto entrare nelle sue mura il cavallo di Troia e gioisce così come i troiani gioivano nel portare i delatori achei all'interno delle proprie mura. Conta così tanto il posto dove si è tenuto questo incontro politico? No, contano la natura e le modalità dell'accordo. Il PD farà le riforme con Forza Italia: tutto ciò che Renzi affermava di non voler fare fino a ieri. E le riforme con Silvio che prezzo avranno? Che cosa chiederà il leader di FI a Renzi in cambio? E' giusto a questo punto dare ragione a Grillo: sono tutti uguali. E non lamentiamoci se il Movimento 5 Stelle strumentalizza il malcontento popolare per costruire una formazione che ha sempre più i connotati di un partito di estrema destra. 

Marco Di Caprio.

mercoledì 27 novembre 2013

#DecadenzaBerlusconi E' MORTO SILVIO, VIVA SILVIO.

Silvio è decaduto. Sono per le strade del centro di Roma in un pomeriggio grigio e ovattato da colori sbiaditi. La manifestazione davanti a Palazzo Grazioli è surreale: tanti vecchi, tanti che hanno paura del cambiamento, di un'Italia avulsa dalla corruzione politica e mediatica di vent'anni di berlusconismo. Imagine... immaginiamoci un'Italia senza Silvio Berlusconi. Marco Travaglio, durante la più celebre puntata di Servizio Pubblico, si domandava come sarebbe stata bella, pulita, prospera, ricca e presentabile l'Italia se Silvio avesse speso tutte le sue energie politiche e mediatiche poco in meno per se stesso e poco più per il Paese. 

Silvio non ha speso il suo tempo non per combattere mafie, evasioni e corruzioni ma per opporsi a chi combatteva le mafie, le evasioni e le corruzioni. Se Silvio sta per decadere, è solamente colpa sua. E' una nemesi storica quella che si presenta a lui, e forse non è ancora abbastanza per ripagarci dei suoi danni. Νon penso sia opportuno ripercorrere ciò che è successo in questi venti anni di berlusconismo, ma cercare di capire perché è successo tutto questo. Se è successo, un motivo ci sarà. Se è successo, la società e la politica italiana non hanno saputo offrire una vera alternativa a Berlusconi. Questo è ancora più grave. 

Se Berlusconi è ancora leader di una parte politica abbastanza consistente, la colpa ricada maggiormente su chi gliel'ha permesso. Silvio è la peggiore realizzazione del sistema corrotto, clientelare e poco meritocratico di cui l'Italia dispone. E questo sistema è ancora in piedi e sta impoverendo il Paese. Se Berlusconi è decaduto, con lui sta per decadere anche l'Italia. Le corruzioni e le mafie che lo hanno portato al potere sono e purtroppo - per quanto mi risulta - saranno ancora in piedi, proprio come quando muore un papa, se ne fa un altro. E' morto il re, viva il re. E' morto Silvio, viva Silvio.

Marco Di Caprio.   

giovedì 21 novembre 2013

Perché non sono d’accordo con Domenico Naso de “Il fatto quotidiano” a proposito di #Gazebo.


Leggo con interesse la critica che il giornalista televisivo de “Il Fatto” ha pubblicato circa il format “Gazebo” in onda il martedì, mercoledì e giovedì in seconda serata su Rai3. Premetto onestamente, che seguivo Zoro solamente in “Parla con lei”, rimanendo rapita dai video sulle diverse anime del Pd. Quindi salvo il Blog di Diego Bianchi e questi passati esperimenti televisivi, non posso fare un confronto a 360°: ma proprio per questo la mia testimonianza potrebbe essere maggiormente valida.

Il titolo di Domenico Naso già esordisce con un paragone che forse, tranne la fascia oraria, non regge: Gazebo come Porta a Porta ma di sinistra. Porta a porta è tutt’altra cosa: nello studio di Vespa sono invitati esponenti politici e il vero fulcro è il talk show politico, che ospitò un tempo anche Berlusconi e Prodi. In Gazebo non c’è alcun talk show: non si assiste all’accavallarsi di voci, di discorsi, di scontri verbali e non. Il format di Bianchi, Salerno, Sofi, D’Ambrosio (in arte Makkox), non nasce dal gusto per il diverbio improvvisato ma nasce come un giornale televisivo, per chi non l’avesse capito. E’ una testata giornalistica, con tanto di vignetta satirica (al posto di Altan): c’è spazio per il reportage, per l’indagine che potrebbe sembrare distorta e grottesca ma che rivela quanto sia paradossalmente reale (Mirko Matteucci: e posso testimoniare che la fauna che tocca tangenzialmente i vari taxi rappresenta un campionario variopinto e quanto mai ideale del paese, sia con una visione interna proveniente dalle varie Italie, sia con una visione esterna proveniente dall’Estero), c’è posto per un commento pacato, irriverente ma non troppo, veritiero ma mai pregno di quell’autocommiserazione rasente il suicidio di cui il M5S tanto taccia il PD: una trasmissione garbata, la definirei. Forse lontana dall’ANTI-garbo e intemperanza cui siamo stati abituati dalle ultime elezioni. Certo, i simbolismi, le ironie e i significati lasciati all’intelligenza dello spettatore non possono essere capiti da tutti ma ecco, io vengo da Viterbo, in realtà da un paesino della provincia di Viterbo e posso dire che mi piacciono, mi coinvolgono perché riescono a dissacrare senza inveire o mandare a cagare per forza.

Altra punta di diamante oltre Makkox e i reportage, sono le social top ten di cui, proprio gli accaniti sostenitori della democrazia liquida, dovrebbero riconoscerne l’importanza e presente e futura. Non solo per la potenza mediatica ma soprattutto per la contropartita e il lato oscuro del tweet: l’incapacità comunicativa, il lapsus, la coerenza si manifesta in maniera patente nel cinguettio lanciato. A volte più che un cinguettio un vero e proprio latrato cacofonico.


Infine proprio la seconda serata assicura al programma quel tanto di protezione necessaria: se fosse stata una prima serata sarebbe stata azzardata, ma la seconda serata fa sì che gli aficionados, gli ironici e sagaci possano lottare con la loro narcolessia pur di assistere alla politica in&out dei Palazzi. Questo programma è nato così, come interazione di media, come osmosi della comunicazione ed è potenzialmente una bomba mediatica: sta ai produttori mantenere questo tenore sempre alto e non disattendere quei fedelissimi che stanno sempre diventando più numerosi, precettati dalle battute salaci di Zoro non solo a Roma ma pian piano anche nelle altre Italie. E se si contesta il personaggio di Diego Bianchi bisogna anche vedere che il programma è basato su di lui, sulle sue idee ma anche su altre anime che rendono la trasmissione una testata giornalistica polifonica con tanto di intrattenimento culturale dato dalla musica di Angelini. Il reportage è Zoro, la cornice ha essenzialità solo nel momento in cui si hanno i cammei delle varie anime che spuntano nella trasmissione straniandone i punti di vista, accolti come arricchimento e non come diversità estranea. 
Miriam Di Carlo

martedì 19 novembre 2013

A WORLD TURNED UPSIDE DOWN: TODAY'S ITALY

In Italy, it's almost impossible for young people to find a job right after their bachelor. Although it's quite hard to explain all the reasons, basically Italian society is still corporation-based, which locks down the market and limit flexibility. Upper Classes are crowded by lawyers and judges, old officers and old bureaucrats. Those people applied their jobs by admission tests in which corruption and nepotism are the only rules; Doctors have a good social status, but they are not interested in research, as it doesn't play a main role into the academic tissue and wages are low.

Italian society is based on patronage: if you want to take a good job and live a good life, you don't need any professional requirement but you have only to find someone who will help you. Politics is everywhere, in every aspect of public life. Hard work and training are not able to make you respectable: you have to become a politician to gain respect. Italians vote parties but they can't choose the candidates who are placed in the Parliament by lobbies. Corruption is everywhere, even in culture: if you want to become a researcher, you have to spend the rest of your life as servant of old professors. And perhaps you will not obtain a good job as well. If you are lucky, maybe you will be associate professor at 60. It does not matter if you make good researches: no one will check your work. In the Italian Universities productivity bonuses don't exist and careless professors are not fired by anyone. 

Masters and professional courses are for the Upper Classes. If you are not a member of high class society, you will not enter those courses even if you have enough money for them: you won't often pass the admission test. Italian school system is not bad: students learn many subjects at their Universities. The curricula provide abstractive knowledge to students, but they still lack training for workplace. The degree is not so important in Italy for work experience. If you have just taken a degree you won't find a job so easily. Not graduated people find better jobs and can earn much more money. If you have a job in the public administration you will be rewarded only for seniority and for old ideas rather than for youthness and new ideas. Trade is overtaxed for one main reason: the government puts high taxes on companies to decrease the national debt caused by corruption. Many companies don't pay taxes because they help politicians with their dirty businesses. The lack of taxes income leads national debt every year.

I took a Bachelor degree in European Literatures and Linguistics and I took a M.A. degree in Italian studies. I guess will move from Italy to find a good and rewarding job. Our beloved Italy rewards mafia, corruption and leisure against hard work, study and research. Italy is the country where everything is possible, in a negative way. Italy is a world turned upside down.     

Marco DiCaprio

GIOVANI SENZA LAVORO: IL NASTRO DI MOEBIUS SI RIAVVOLGE.

Il mercato del lavoro in Italia è stagnante. Troppe barriere all'ingresso per i giovani inoccupati che cercano un'esperienza lavorativa. Vorrei innanzitutto spiegare poiché secondo me i giovani trovano difficilmente impiego. La società italiana è formata da caste e corporazioni, che ricordano l'India o forse l'età dei Comuni e delle Signorie. La classe dirigente del paese è vecchia, formata da avvocati, funzionari statali e burocrati. Molti di questi sono stati reclutati tramite concorsi pubblici, spesso truccati e pilotati. I medici possono avere un'ottima posizione sociale, ma non se sono ricercatori. La classe dirigente del Paese non è interessata a promuovere la ricerca, poiché individui pensanti sono pericolosi nel mantimento dello status quo.

La società italiana è retta da un forte clientelismo: se vuoi ottenere una buona posizione economica e sociale, devi trovare qualcuno che ti sponsorizzi. La politica è dovunque conta molto di più che nel resto d'Europa: chi se ne occupa può controllare i meccanismi della macchina burocratica e piegarla a proprio favore. Il duro lavoro e la preparazione culturale non sono mezzi di elevazione sociale validi quanto la politica. La corruzione è ovunque, anche nell'ambito culturale. Se vuoi fare ricerca universitaria devi trovare un professore che possa porti sotto la propria ala protettiva: in qualunque ateneo del mondo è necessario trovare un referente per il proprio lavoro, ma in Italia il fenomeno implica fedeltà e lealtà assoluta a questa persona. Se riesci a entrare in questo sistema, non conta che tipo di ricerca produrrai e quanto sarai competitivo: non esiste un sistema che premi la qualità della produzione di carattere scientifico.

I master e i corsi di alta formazione sono a numero chiuso: non tutti hanno diritto a fruirne, neanche coloro che pagano un'ingente somma, ma solo coloro che sono figli e nipoti dell'élite del Paese. Il sistema scolastico italiano rimane di elevatissima qualità: i giovani italiani sono molto preparati: in qualunque altro Paese emigrino i ricercatori trovano fortuna abbastanza facilmente. La cultura non è condizione necessaria e sufficiente per riuscire a ottenere successo da un punto di vista lavorativo: possedere una laurea non è così importante, anzi è stato appurato che nel mercato italiano del lavoro è più avvantaggiato chi non la possiede. La ricchezza prodotta dalla nazione non viene da ricerca, sviluppo e crescita.Il settore pubblico premia maggiormente l'anzianità piuttosto che la giovane età e le nuove idee dei propri dipendenti. Il settore privato è imbrigliato dalla burocrazia e dalle tasse. Inoltre è connivente alla corruzione del settore pubblico, poiché necessita di protezione politica per poter operare.

Io personalmente già so che purtroppo dovrò lasciare l'Italia per poter aspirare a un lavoro dignitoso e gratificante. La nostra amata Italia, che premia così tanto gli anziani e i parassiti, vive purtroppo un futuro riavvolto nell'eterno ritorno di un passato fallimentare. Il futuro migliore che attendiamo in Italia è un eterno presente riavvolto a spirale, in un nastro di Moebius.  
Marco Di Caprio

lunedì 18 novembre 2013

IL PAESE REALE

Ogni giorno da anni, appena sveglio, leggo il giornale, anzi i giornali. Scruto tutte le prime pagine dei quotidiani nazionali e un buon numero di quelli locali, leggo i principali siti di informazione politica italiana ed estera, i blogger che più mi aggradano, e provo a comprendere quanto accade attraverso studi specialistici e approfondimento bibliografico. Negli ultimi tempi, però, non ho avuto internet: si è spaccato lo schermo dello smartphone e confesso di essere stato troppo pigro per raggiungere l’edicola vicino a casa o per andare in qualche biblioteca comunale. In compenso ho letto molti libri, ho conosciuto molte persone e mi sono accorto che il mondo è quello che succede al di fuori del tuo smartphone.

Ho letto meno news e meno approfondimenti economici. Per quanto riguarda le novità culturali ho fatto fede all’inserto domenicale del Sole24Ore e all’inserto del sabato del Manifesto. Non ho seguito affatto le beghe politiche, o per meglio dire partitiche. Quando sono tornato per qualche giorno a casa dei miei, sono stato esposto all’informazione prodotta da televisione, riviste politiche, internet e tutti i tipi di media. Non ho letto libri. Quanto ho constatato è che il centro destra si è spaccato per poi, presumibilmente, riunirsi nuovamente o chissà. Nel Partito Democratico si è infittito il dibattito interno. Ciò è avvenuto sui giornali, ma non tramite il confronto diretto fra candidati. Dalle prossime primarie emergerà lo scontro fra leaderismo e apparato e ancora tra il conflitto determinato dalla differenza tra “spazio politico” e “soggetto politico”. A proposito di Matteo Renzi, c’è una massima di Nicolas Gomez Davila che calza a pennello: “la personalità non è un fine realizzabile ma ciò che risulta da un fine realizzato”. Infine l’idealismo di Vendola è crollato: è emersa la figura pragmatica del governatore pugliese sottomesso alle logiche produttive e alle relazioni che le istituzioni devono sostenere con gli imprenditori locali.


Mi sono chiesto che cosa rappresenti la partecipazione politica attiva, che per fortuna non si riduce al dibattito interno nei partiti.  Quando mancano i mezzi di informazione, vuoi vedere con i tuoi occhi ciò che accade attorno a te. Per farlo devi scendere in piazza. Mi sono reso conto che oggi sia poco credibile la democrazia rappresentativa perché l’attuale sistema politico non tiene conto del reale disagio che porta la gente al voto. Il 19 ottobre a Roma ho visto  poveri, immigrati, sfrattati e ‘alternative di sistema’ scendere in strada per rivendicare le basi per una società più civile: reddito di cittadinanza e un’abitazione sicura. 

Lo scorso sabato ho capito meglio il ruolo dei moti di piazza nel nostro Paese. Ho visto tanta gente invadere Napoli per protestare nei confronti del disastro ambientale. In queste manifestazioni non c’erano le bandiere né del centro-destra né del centro-sinistra. Quelle bandiere devono essere sventolare con vigore: non bisogna rapportarle a una base elettorale ben precisa, ai partiti di chi fa parte dell'estabishment. Chi sventola quelle bandiere non ha un’affiliazione politica perché non ha voce nell’attuale sistema politico italiano. Credo che la vera politica sia questa. I partiti dovranno guardare la realtà, guardare dalla finestra e trovare il coraggio di scendere in strada. Non per strumentalizzare la piazza ma semplicemente per osservare, ricevere e programmare le necessità degli ultimi, che oggi rappresentano la maggioranza e il Paese reale. 

Marco Mastrandrea

domenica 17 novembre 2013

QUALE FUTURO POLITICO PER L'ITALIA?

Berlusconi rilancia Forza Italia, una formazione politica che riprende gli stessi slogan elettorali di vent'anni fa. E' un Cavaliere stanco, stordito e confuso quello che all'Eur ha parlato per un'ora e mezza. Il suo malore al termine del discorso rende palese lo stress psicofisico di un uomo anziano che non potrà affrontare l'attuale situazione politica, che è fin troppo convulsa. La rinascita di Forza Italia è un déja-vù, il reprise degli stessi stilemi che il suo fondatore ha impiegato venti anni fa. Oggi il contesto è fortemente cambiato: la debolezza della sua formazione politica rappresenta proprio questa impossibilità di aggiornarsi. E' anche vero che l'Italia è un Paese fortemente conservatore, in cui difficilmente politica e società cambiano. Come ha sottolineato Curzio Maltese nel suo articolo di oggi su Repubblica - domenica 17 febbraio - Silvio sa benissimo che le forze d'opposizione saranno nettamente favorite nelle prossima elezioni. 

Letta e Alfano sono molto deboli, poiché sono stati protagonisti di un governo dello 'status quo'. Entrambi hanno annunciato tante riforme senza portarle a termine. Non hanno ridotto il numero dei parlamentari, né hanno promulgato una nuova legge elettorale. Hanno redatto una legge di stabilità che non ha portato sostegno allo sviluppo e alla crescita, così come ci si auspicava. D'altro canto non sarà certo Berlusconi, che ha dominato la scena politica di questo ventennio, a cambiare nulla: il Cavaliere, in circa dieci anni di governo, ha peggiorato enormemente la situazione economica e finanziaria del nostro Paese. Non avrebbe per questo il diritto di interferire ulteriormente nell'attività politica italiana. Purtroppo l'Italia è in costante campagna elettorale. 

Alfano e Letta sono poco spendibili in campagna elettorale, proprio come Monti alle scorse elezioni. Il Caimano, nonostante sia vecchio e spossato, potrebbe di nuovo coinvolgere molti suoi coetanei, con forti toni anti-europeisti, populisti e nazionalisti. Ovviamente non vincerà le elezioni e non sarà più influente come lo era in passato. I suoi avversari più forti alle urne, Grillo e Renzi, sono certamente più credibili. Il primo non formerà mai un governo proprio, poiché non ha l'appoggio dei ceti sociali più influenti del Paese. Renzi, invece, dovrebbe riuscire agevolmente a imporsi perché può trovare i giusti referenti politici all'interno dell'establishment. Ma è un uomo privo di una coerente idea politica e totalmente impreparato davanti alla crisi economica e culturale del nostro Paese.

Marco Di Caprio.

martedì 12 novembre 2013

ADDIO AL POTERE BERLUSCONIANO

Berlusconi arringa i suoi falchi. Alfano farà la fine di Fini e le sue colombe saranno immolate. Il padrino non perde occasione per minacciare, ma ormai è abbastanza inoffensivo. La sua decadenza è ormai imminente, ma non è escluso un  suo passo indietro prima del voto contro di lui in Senato. La decadenza è certa perché in commissione è stato decretato il voto palese, già definito dai giornali berlusconiani come una decisione contra personam. In verità è la prima volta che un voto sul singolo diviene palese. Se fosse stato segreto, parlamentari apertamente contro di lui l'avrebbero salvato. Sarebbe stato il caos politico, perché molti sarebbero stati accusati di mentire sulle proprie opinioni riguardo al Caimano. 

Il voto palese ha evitato questo scenario, ma ne ha aperto un altro. La certezza della decadenza ha spinto il Cavaliere a prendere precauzioni, a minacciare in anticipo sui tempi la caduta del governo. Letta e Alfano temono i media berlusconiani e temono una campagna mediatica che denigri il lavoro da loro svolto in ambito economico e finanziario. Probabilmente la politica economica dell'esecutivo guidato da Enrico Letta non è del tutto fallimentare, ma non innova. La manovra decisa da Letta evita il default, ma non prevede politiche per la crescita. Berlusconi farebbe certamente di peggio, come i suoi precedenti governi dimostrano, ma tenterà di utilizzare le debolezze dell'esecutivo delle larghe intese a suo favore. Per scopi elettorali. 

Letta e Alfano temono le accuse berlusconiane in merito alla legge di stabilità e sanno di non avere il suo potere mediatico. Ma bisogno anche tener conto che Silvio è un uomo vecchio, stanco e fortemente indebolito. Inoltre i suoi media hanno oggi una scarsa influenza: Mediaset è rimasta quella di 20 anni fa, non si è innovata e non è entrata nel web. La rapida ascesa dei nuovi media ha decretato la 'decadenza' di Mediaset e l'irrilevanza dell'imponente potere mediatico berlusconiano, che ora è un dinosauro in via di estinzione. 

Marco Di Caprio.

venerdì 8 novembre 2013

Da dove l'Italia può ripartire? Le matricole lo hanno capito.

Oggi vorrei partire da una costatazione costruttiva nata su suggestione di due articoli letti su due diversi giornali (un quotidiano e un periodico settimanale), per poi continuare con una critica in relazione ad altre tendenze in voga. 

1)      La costatazione costruttiva nasce in merito ad un’indagine recente circa le nuove tendenze delle iscrizioni universitarie: esse sono lo specchio dell’economia contemporanea e rilevano i settori in cui i giovani vedono il futuro dell’Italia riponendo in essi le loro speranze. In un periodo di crisi, ovviamente non si può giocare sull’università, non si può perdere tempo e denaro o gingillarsi con una facoltà che si sa non potrebbe portare a nessuna sicurezza futura: si cerca di puntare sul dato maggiormente certo e concreto. Confrontando i sondaggi di due quotidiani diversi si nota che si è avuto un boom di iscrizioni in Agraria, Biotecnologie e Lingue. Lettere, Giurisprudenza e Ingegneria mantengono lo stesso numero di iscritti senza incrementi positivi o negativi. In netto calo il numero di iscritti ad Architettura e Farmacia. Cosa ne possiamo desumere? In concreto l’Italia non può ripartire solo dal Turismo: può ma non deve basarsi solo su questo. L’altro settore in cui può puntare non è certo l’industria perché abbiamo capito che con la gestione all’italiana dell’azienda (reminiscenza e ancorata ancora a vecchie maestranze ed artigianato le quali però ci assicurano punte di eccellenze nel campo della moda e della pelletteria) non possiamo essere grandi competitori a livello europeo e nazionale. Il settore su cui puntare è invece quello agricolo a mio avviso per diversi motivi. A) primo tra tutti bisogna partire dalla conseguenza del settore primario ovvero il prodotto nel momento della consumazione: la cucina italiana è considerata l’eccellenza, è famosa in tutto il mondo per la bontà, qualità e creatività ma anche soprattutto economicità. Ciò che ha reso la pizza e la pasta famosi è proprio il rapporto qualità/prezzo: pizza e pasta sono le portate più economiche del menù e rappresentano la base dell’alimentazione. B) L’Italia è conosciuta per la qualità dei prodotti: abbiamo un grande controllo sui prodotti che invece non si ha negli altri paesi come per esempio la Spagna. Questo crea una doppia frizione perché se da una parte siamo produttori di eccellenze agroalimentari,  spesso perdiamo nella esportazione di massa visto che abbiamo forti limitazioni su OGM, conservanti, coloranti, edulcoranti ecc. Ottimo dato, direi perché questo ci permette di cavalcare l’onda del salutismo, incrementato dalle paure contemporanee di tumori e altre malattie. Effettivamente l’Italia presenta una longevità maggiore rispetto ad altri stati. Ottimo anche perché i prodotti sono buoni oltre che sani: la vista magari non viene appagata come nel caso degli OGM ma il gusto ne esce enormemente soddisfatto. C) La causa: il clima, il territorio e la cultura italiana si prestano ad incrementare l’azienda agricola. Essa è connaturata nella nostra cultura e mentalità ma soprattutto è incentivata e facilitata dal clima del nostro Bel Paese: inverni miti e mitigati dal mare, estati anch’esse miti e non particolarmente calde date dalla morfologia allungata e non continentale del nostro territorio (in Spagna, paese che possiamo comparare a livello di latitudine con l’Italia,  sono presenti molti deserti caldi e impraticabili proprio per la morfologia continentale). D) ultimo ma non da sottovalutare l’importanza della moda-cucina che sta dilagando negli ultimi periodi su Tv, Social Network, blog. Una delle più importanti blogger italiane, Chiara Maci ha fatto della sua passione lavoro così come molti cuochi sono ormai conosciuti non solo per i loro ristoranti ma anche per le loro creazioni. Ecco, mi sento di dire che possiamo fare di più da questo punto di vista: abbiamo le materie prime giuste, i prodotti adeguati e soprattutto la cultura e la creatività per avere più primati in questo settore: infatti i cuochi migliori del mondo contano un solo italiano e ben tre spagnoli. Tra l’altro la Spagna detiene il primato e la Danimarca (???) il secondo posto mentre noi ci dobbiamo accontentare di un bronzo 1- El Celler De Can Roca - Girona, Spain  - Best in Europe & The World. 2- Noma  - Copenhagen, Denmark. 3- Osteria Francescana - Modena, Italy. 4- Mugaritz - San Sebastian, Spain. Ecco, io ripartirei da qui perché nella cucina italiana si fonde settore primario (agricoltura), secondario (la gestione aziendale dei prodotti che dovrebbe essere potenziata: industria agroalimetare), settore terziario: turismo. En passant un’osservazione sull’incremento degli iscritti di Lingue (sintomo che i rapporti internazionali a livello europeistico e internazionalistico stanno diventando simbolo del futuro. Mezzi di comunicazione di massa, mezzi di trasporto sempre più veloci ed economici fanno sì che gli scambi tra Paesi diversi e lontani siano all’ordine del giorno) e sulla disfatta di Architettura (sintomo dell’impossibilità economica di comprare, arredare e sistemare architettonicamente gli immobili. Forse l’Italia dovrebbe puntare maggiormente sul restauro ma anche lì c’è una falla nel sistema dei finanziamenti e dei Beni Culturali) e di Farmacia (altro sondaggio recente dimostra che si è avuto un calo notevole nell’acquisto dei medicinali grazie alla rivalutazione dell’omeopatia e parafarmacologia nonché al miglioramento degli stili di vita).

2)      Ripartiamo da qui e non dal Vintage, please. Vespa, Piaggio, Delonghi non torneranno indietro. Ora ci sono Stati più competitivi e in gamba di noi. 
Miriam Di Carlo

martedì 29 ottobre 2013

Roma, sede del potere.

La sindrome di Babe maialino coraggioso nasce proprio nell’uomo provinciale che arriva a Roma. Babe diventa coraggioso nella sua ingenuità e rimane sbalordito nel vedere un vortice di eventi alla Bruegel, in cui egli mantiene sempre il suo punto di vista basso, da maialino.

Ma che cos’è Roma? L’oggetto-Roma è definibile?
Roma è tanta, eccessiva, fastidiosa, appiccicosa e spavalda. È sempre stata così, fin dai tempi degli antichi romani e da 2000 e passa anni continua a essere forza centrifuga e centripeta di sapori, colori, culture e classi.
Del tipo.
Vado a svolgere delle commissioni burocratiche al centro di Roma. Prendo il mitico autobus 87 che passa davanti a Palazzo Madama. Scendo. E in quale altra città del mondo accade che, nel bel mezzo del traffico lavorativo, arriva una sfilza di macchine con i vetri oscurati, sfilano davanti a mitra scintillanti per il sole anacronistico di un ottobre estivo, una serie di politici in giacca e cravatta scortati, mentre immediatamente nel girone affianco (Piazza Navona) si celebra il carnevale della vita, con saltimbanchi che gonfiano palloncini, filippini in fuga con cartoni sotto braccio, pittori naifs che vendono repliche di repliche di quadri, orchestrine jazz che snocciolano note a colpi di ritmi invasivi e coinvolgenti, il tutto condito con oggetti volanti che vengono venduti insieme ad antistress buttati per terra con fare aggressivo? Cosa è successo nel ventre molle dell’Europa? Niente di diverso dal periodo barocco. A ricordarcelo c’è proprio quella fontana al centro di Piazza Navona in cui un ambizioso Bernini pose le statue dei quattro fiumi concretizzando nelle espressioni e gesti delle personificazioni, la contesa, la sfida e lo sprezzo per il genio del Borromini, accennato a tinte sobrie nella facciata di Santa Agnese in Agone. Roma non è cambiata: latina, rinascimentale o barocca, ebrea ed esotica, di Cagliostro e di Caravaggio che sia, essa racchiude in sé quel sentimento duplice di fastidio e di amore.

Del tipo.
Dopo una giornata stancante ti ritrovi ad aspettare l’ennesimo autobus che non passa davanti Santa Maria Maggiore. La guardi e, tra clacson, odori, puzze e profumi, pensi che la vista è appagata da così tanta bellezza. Trovare l’equilibrio nel caos e nel traffico di Roma, nei tempi devastanti di Roma che si dilatano nelle attese e si concentrano in maniera funambolica e rocambolesca nel resto della giornata, si può nella bellezza che essa propone in maniera spregiudicata, appianando tutti i fastidi interni in un grande senso di piacevolezza collettiva. Trovare l’equilibrio a Roma si può, perché tra il mosaico del tutto, c’è sempre uno scorcio pronto a prenderti e riportarti verso l’amore per questa città. Poi torni a casa dopo un’ora e tre quarti e pensi: ma Roma è il Bangladesh! E che cavolo…

Miriam Di Carlo

lunedì 28 ottobre 2013

LOU REED'S SUNDAY MORNING.

Sunday morning praise the dawning. [...] Watch out, the world’s behind you there’s always someone around you who will call’, We can’t even imagine how many times people around the world sang this words. A lot of people doesn’t know the personal biography of the man who wrote it. 

Lou Reed (born Lewis Allan Reed), 71, passed away yesterday – and it’s ironic – on Sunday morning. I don’t even realize, time flies, few years ago I was just 19 and now I’m 70′ Reed said at Cannes Film Festival on March. Lou Reed was not a songwriter of pop songs. He composed the music of The Velvet Underground & Nico, a masterpiece which made rock art music. Distorted sounds in which avant-garde culture meets Medieval music, lyrics that reminds us of Ancient Occitan poetry instead of freaks and hippies. This album belongs to the slums, to the underground, it shows dark feelings which remind us of serial music and avant-garde jazz à la Cecil Taylor. It has a little in common with popular music. On the cover Warhol’s banana is now a worldwide cult symbol. 


The Velvet Underground & Nico influenced not only American culture but changed modern music the way Beethoven and Verdi changed the 19th century music. It’s my favorite album as well, it changed my life and changed my thoughts about modern music and culture. For me now music is essential to live life, a peaceful ‘shelter’ in which I find serenity and meditation. Reed’s personal life showed not only drug abuse and an extreme behavior, but the Dionysian spirit Nietzsche spoke about. His art was about city ​​chaos, it blamed an existential angst, personal and social angst, in which Freud and Jung were linked to Joyce’s Ulysses and T.S. Eliot’s Waste Land. The 20th century belonged to many important scientists and artist, and luckily it belonged to Lou Reed as well. 

 Marco Di Caprio

domenica 27 ottobre 2013

ADDIO A LOU REED: DEAD ON SUNDAY MORNING, VIVO PER SEMPRE.

'Sunday morning praise the dawning. [...] Watch out, the world's behind you there's always someone around you who will call', chissà quante volte queste parole sono risuonate nella mente di tantissimi nel mondo intero, molti dei quali neanche conoscono la storia personale di colui che le ha scritte. E' morto stamattina Lou Reed, questa domenica mattina per ironia della sorte. Aveva detto l'anno scorso, festeggiando il suo 70esimo compleanno, che non se n'era neanche accorto, il tempo è passato in fretta. Lou Reed non è un mero cantautore da operetta e da cabaret. Ha composto la maggior parte delle canzoni di The Velvet Underground & Nico, un capolavoro che secondo me ha reso il rock musica d'arte. Suoni dissonanti in cui la cultura avanguardistica incontra la musica medievale, testi che ricordano le liriche di Bernart de Ventadorn piuttosto che la cultura degli anni Sessanta.

Un album che proviene dai bassifondi, dal sottosuolo, pervaso da un'atmosfera sinistra che ha maggiori legami con la musica minimale di stampo colto piuttosto che con la musica popolare. Sulla sua copertina la famosa banana di Andy Warhol, simbolo di virilità. Quest'album ha influenzato moda e costume, ma che ha soprattutto segnato una svolta epocale così come è accaduto per la musica di Beethoven e di Verdi nell'Ottocento. Non nascondo che è anche il mio album preferito, il disco che mi ha cambiato la vita e che ha cambiato la mia visione della musica contemporanea e dell'arte in generale. La musica come strumento indispensabile per vivere e la fruizione artistica come esperienza onirica in cui trovare rifugio dalla grossolanità del mondo esteriore.

Anche la sua carriera da solita è stata una lunga ode agli eccessi, allo spirito dionisiaco, al caos metropolitano, ma anche una sofferente denuncia di un profondo disagio esistenziale, disagio individuale e allo stesso tempo collettivo, in cui Freud e Jung dialogano con il Joyce dell'Ulisse e l'Eliot della Waste Land. Il Novecento è il secolo di grandi scienziati e di artisti unici, e per fortuna è stato anche il secolo di Lou Reed. 


Marco Di Caprio.